La Nuova Sardegna

L’intervista

Marco Scanu: «Bene lo stop sul redditometro, sarebbe un male per l’economia»

di Massimo Sechi
Marco Scanu: «Bene lo stop sul redditometro, sarebbe un male per l’economia»

Il presidente dell’Ordine dei commercialisti plaude alla retromarcia di Giorgia Meloni. «Avrebbe effetti nefasti: dal ritorno del contante a una contrazione dei consumi»

23 maggio 2024
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Sassari Si potrebbe dire tanto rumore per nulla perché la reintroduzione del Redditometro, poi sospesa, ha avuto comunque un impatto forte non solo nel mondo politico. Alla fine, è arrivata una sospensione che per i contribuenti equivale a un sospiro di sollievo anche se rimane aperta l’ipotesi di una riproposizione rivisitata dello strumento di accertamento fiscale. «È opportuno che il governo abbia deciso di fare una ulteriore riflessione su un provvedimento che in effetti ci aveva sorpreso non poco». A parlare è il presidente dell’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Sassari Marco Scanu. «Il redditometro è sicuramente una misura che può avere effetti utili per la lotta all’evasione, soprattutto dei grandi evasori, ma allo stesso tempo non sembra andare nella stessa direzione della riforma in atto che invece è improntata sul concetto del “fisco amico.” Diciamo che di certo non migliorerebbe il già difficile rapporto tra contribuente e fisco».

Dalle sue parole emerge chiaramente che i primi a non aspettarsi un provvedimento di questo tipo erano proprio i commercialisti. È su di voi che si riverserebbero le conseguenze pratiche perché in caso di controllo i clienti si rivolgerebbero al commercialista di fiducia per capire in che modo comportarsi.
«Così come proposto veniva previsto un nuovo meccanismo di contraddittorio a tutela del contribuente. Sulla carta poteva essere anche così ma poi bisogna sempre fare i conti con l’applicazione che potrebbe non essere semplice. Ritornare a ritroso negli anni è sempre molto difficile. Tutt’oggi anche un controllo dei movimenti in banca è fattibile senza ostacoli per l’arco temporale dell’ultimo anno, figuriamoci se si devono verificare operazioni effettuate ancora più indietro negli anni».

In sostanza cosa è il Redditometro?
«Il redditometro è un sistema di accertamento sintetico che in maniera presuntiva procede alla ricostruzione dei redditi dei contributi sulla base della loro capacità di spesa e sulla loro propensione al risparmio. Si tratta di un sistema già ben noto all’ordinamento tributario nazionale che in passato ha avuto ampia applicazione, la cui finalità, assolutamente condivisibile, dovrebbe essere quella di procedere a scovare i cosiddetti evasori totali, cioè coloro i quali hanno un elevato tenore di vita, a fronte di redditi quasi inesistenti. Va però ricordato che per l’applicazione del cosiddetto “accertamento sintetico” il reddito dichiarato dal contribuente deve discostarsi, anche per un solo periodo d’imposta, di un quinto rispetto a quello accertato».

In quel caso il contribuente cosa dovrebbe fare?
«Rimane salvo il principio della prova contraria del contribuente, il quale ha infatti facoltà (ma per certi versi parlerei di difficoltà) di dimostrare che il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli percepiti nel periodo d’imposta (redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta) o che la quota del risparmio utilizzata per consumi e investimenti si è formata nel corso di anni precedenti».

Che cosa vi preoccupa maggiormente di una sua eventuale reintroduzione anche se rivista e corretta?
«L’auspicio condiviso anche con il nostro Consiglio Nazionale è che l’amministrazione finanziaria nel caso di reintroduzione possa applicarlo in maniera selettiva e oculata, senza invece utilizzarlo come uno strumento di accertamento induttivo nei confronti dei cittadini contribuenti onesti. Tale utilizzo dello strumento andrebbe a ledere palesemente il principio di capacità contributiva e di corretta imposizione fiscale nel nostro Paese».

Quali effetti potrebbe provocare?
«Effetti distorsivi per la nostra economia che sarebbero facilmente prevedibili: ritorno ad un massiccio utilizzo del contante rispetto alla moneta elettronica, sfiducia nel rapporto tra contribuente e fisco, contrazione della propensione al consumo anche per le principali voci di spesa inerenti ai bisogni primari della famiglia (generi alimentari, abbigliamento, sanità, cultura, viaggi e così via). La speranza è invece che si prosegua nel percorso avviato con la delega fiscale con gli ultimi interventi di collaborazione nei rapporti tra amministrazione e contribuente (vedasi gli ultimi interventi in tema di contraddittorio preventivo, i nuovi istituti di "compliance"), scongiurando l’ipotesi che istituti nati con nobili intenti (lotta ai grandi evasori) rechino pregiudizio ai contribuenti onesti e ossequiosi rispetto agli adempimenti fiscali a loro carico».

Anche voi quindi avete accolto positivamente la sospensione?
«Sì, la pausa di riflessione è assolutamente opportuna per calibrare al meglio possibile lo strumento e indirizzarlo al suo reale obiettivo: la lotta agli evasori totali».

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