La Nuova Sardegna

Economia

«Le imprese artigiane sono pronte al futuro, in salute e per nulla in estinzione»

di Serena Lullia

	Al centro del tavolo della convention il presidente nazionale Confartigianato Marco Granelli 
Al centro del tavolo della convention il presidente nazionale Confartigianato Marco Granelli 

La Sardegna è seconda in Italia nel primo trimestre 2024 per tasso di crescita. Il presidente di Confartigianato Marco Granelli fa il punto del settore

06 giugno 2024
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Sassari In salute. Per nulla vicino all’estinzione. E con un tasso di modernità e tecnologia tale da renderlo pronto per il futuro. Il settore artigiano non solo resiste ma cresce. Nel primo trimestre del 2024 la Sardegna si è presa la seconda posizione in Italia dopo il Lazio in questa classifica col segno +. A farne la radiografia il presidente nazionale di Confartigianato Marco Granelli, ospite d’onore della convention regionale dell’associazione di categoria. «Contiamo un numero importante di aziende e associati a livello nazionale. Un milione 300mila che danno lavoro a 2 milioni 600mila collaboratori/lavoratori e il settore è in piena evoluzione. L’artigianato oggi non è un mestiere antico, non siamo una riserva indiana o una razza in via di estinzione. Siamo molto contemporanei e oggi abbiamo figure che, romanticamente mi viene da dire, appartengono al passato come decoratori, vetrai, fabbri e falegnami ma anche aziende piene di innovazione tecnologica. Artigiani 4.0, quelli che in ambiti come l’automotive, ict, sono campioni di eccellenza, di qualità, ma anche di innovazione».

La Sardegna artigiana è una delle prime regioni per crescita del settore: c’è un segreto?

«Sì. La gente sarda è volitiva, non sta mai con le mani in mano, si adatta ai cambiamenti e mette sempre in campo tenacia e coraggio. Unite alla peculiarità tutta nostra del made in Italy di cui ci sentiamo ambasciatori, credo che qui ci siano le condizioni, in ambito soprattutto agroalimentare e turistico, per crescere ancora».

La Sardegna ha una nuova giunta regionale. Cosa può fare per il settore artigiano e che tipo di rapporto vorrebbe si instaurasse con la classe politica regionale?

«In un momento oggi così complicato e difficile, con cambiamenti dirompenti, credo che il percorso da mettere in campo deve vedere insieme istituzioni pubbliche e associazioni con l’unico obiettivo di essere a servizio di tutti gli imprenditori e dei cittadini con spirito costruttivo, dialogante, con l’identificazione di priorità che devono essere soprattutto quelle di sostenere, nel nostro caso l’impresa artigiana, perché svolge non solo un ruolo economico ma anche un ruolo sociale importante. Dove ci sono difficoltà nelle comunità, le nostre imprese, se sostenute, possono mantenere la vivibilità di quei territori».

La Sardegna è sottoposta in questo momento a un assalto sul fronte delle rinnovabili, quale è la posizione di Confartigianato sul tema?

«Siamo da sempre convinti che quando si parla di energia ed energie rinnovabili si debba sempre farlo in logiche di grande equilibrio, valorizzazione dei territori e rispetto della natura. Ogni territorio ha delle peculiarità, di contesto, ambientali. Chi ha più vocazione all’installazione del fotovoltaico, chi ha terreni boschivi e quindi le biomasse sono la soluzione. In Sardegna eolico e solare credo siano le strade da percorrere ma sempre nel rispetto dell’ambiente e con un atteggiamento da parte nostra di maggiore aggregazione di imprenditori. Parlo di comunità energetiche, che vedo come una soluzione».

Nel 2023 le imprese sarde non sono riuscite a reperire il 42% della manodopera. Così si rischia di non avere un ricambio generazionale?

«Un tema che da qualche tempo ci preoccupa. Si deve cercare di superare questo mismatch scuola-mondo del lavoro. Serve un tipo di formazione che valorizzi certe competenze e quello che per troppo tempo è stato bistrattato, impropriamente detto lavoro manuale rispetto a quello intellettuale. Occorre anche un cambio culturale e da parte nostra uno sforzo per far conoscere il nostro mondo e far capire ai giovani che c’è un grande spazio per realizzare i loro sogni, in un mondo artigiano straordinariamente bello che mette al centro la qualità del fare, la cura dei particolari ma anche le persone».

L’Intelligenza artificiale farà perdere posti di lavoro? «Sicuramente sì, ma ci sarà anche bisogno di nuove competenze. Noi immaginiamo la supremazia dell’intelligenza artigiana e la complementarità di quella artificiale, che ci aiuterà a svolgere attività di routine, lasciando più spazio alla creatività, alla cura maniacale dei particolari, all’unicità che fanno dei prodotti artigiani la vera differenza».

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