La Nuova Sardegna

L’intervista

Silvia Melis: «Dopo 27 anni parlo del mio sequestro per liberarmi da tutte le gabbie»

di Massimo Sechi
Silvia Melis: «Dopo 27 anni parlo del mio sequestro per liberarmi da tutte le gabbie»

L’imprenditrice ospite del TedX, per 265 giorni prigioniera dei banditi

22 giugno 2024
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Sassari «Finalmente dopo 27 anni possiamo anche provare a parlare serenamente del mio sequestro, visto che se n’è parlato soprattutto dal punto di vista investigativo e meno, o forse quasi per niente, dal punto di vista umano». A parlare è Silvia Melis. Il 19 febbraio 1997 la sua vita è cambiata radicalmente. Prima di quel giorno era una imprenditrice, consulente del lavoro e giovane mamma. Quel 19 febbraio venne rapita e rimase per 265 giorni nelle mani dei sequestratori. Una vicenda di cui si è parlato ovviamente tantissimo durante, ma anche dopo, il rapimento. C’è stata una lunga fase delle indagini e poi tutto il complesso iter giudiziario. Il prossimo 27 giugno Silvia Melis salirà sul palco del TedX di Sassari. È uno degli interventi programmati dell’evento che quest’anno si terrà nel teatro dell’Ex Ma, un nuovo spazio che per l’occasione sarà aperto al pubblico e verrà dunque presentato per la prima volta alla città. Il tema scelto quest’anno dal TedX è “Gabbie”, perché, come dice Paulo Coelho «gli uomini sono nati per essere liberi, eppure vivono in gabbie che loro stessi costruiscono. Aprire la porta della gabbia richiede coraggio, ma la libertà che si trova fuori è il viaggio della vita». Un tema che per tanti versi sembra il più appropriato per accogliere una testimonianza come quella che porterà Silvia Melis. A lei abbiamo chiesto qualche anticipazione, senza ovviamente anticipare il fulcro del suo intervento.

Che cosa vorrebbe che venisse trasmesso dalle sue parole?

«La forza che serve per superare ogni tipo di evento tragico che si può presentare nella nostra vita. La frase di Coelho è davvero appropriata, perché anche per me è stato necessario, per molte ragioni che approfondiremo giovedì 27 a Sassari, cercare di ritrovare la libertà e di uscire da quelle gabbie che io stessa dopo il sequestro avevo costruito».

Qualche giorno fa, alla presentazione del libro di Riccardo Devoto e Michele Tatti, si è discusso molto del fatto che dopo i sequestri si parla poco delle vittime dei rapimenti.

«Di me si è parlato tanto, e per varie ragioni, forse anche per la ribellione che c’è stata da parte del popolo sardo. È stato un qualcosa anche di inaspettato per certi versi. Io ho evitato per molto tempo di rilasciare interviste o di dare pubblicamente informazioni, risultando in qualche caso forse anche ambigua, ma l’ho fatto per non disturbare le indagini. Forse il mio sequestro è stato visto in maniera un po’ diversa da quello che era nella realtà, probabilmente un po’ a causa mia e per quella mia necessità di preservare la verità. Quando poi nel 2000 si è arrivati alla svolta decisiva delle indagini ormai tanta gente si era già quasi dimenticata di quello che era accaduto».

Affrontare questo argomento davanti ad un pubblico la emoziona?

«Ne ho già parlato in pubblico, ma devo dire che questo è il mio argomento lo conosco molto, molto bene. Quindi la platea un po’ mi spaventa ma in fondo mi dà anche tranquillità, perché io so bene ciò che ho vissuto e dunque mi basterà solo essere sincera e spontanea».

Ha mai pensato come sarebbe stata la sua vita senza quei 265 giorni di prigionia?

«Sì, ed è proprio questo il punto: sarebbe stata completamente diversa: non solo per quei 265 giorni del sequestro, ma anche per i 27 anni da ex sequestrata, perché anche io ho contribuito a creare un personaggio con quel parlare e a volte straparlare che serviva appunto per tutelare le indagini e forse un po’ meno me stessa. Ora, come ho detto all’inizio, è arrivato il momento per poterne parlare in maniera serena e l’occasione di Sassari e del TedX è sicuramente quella giusta per poter uscire pubblicamente da tutte quelle gabbie».


 

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