Morte di Manuela Murgia: ecco i dettagli lasciati in sospeso 30 anni fa da cui ripartono le indagini
Esami sugli indumenti della 16enne trovata morta a Tuvixeddu, alla ricerca di tracce biologiche
Cagliari La svolta sulla morte di Manuela Murgia potrà arrivare solo da tracce biologiche che emergeranno – se esistono – dagli indumenti che la ragazza indossava quando è morta, quasi trent’anni fa. Mercoledì 4 giugno, nei laboratori di alta tecnologia della Centrale della polizia scientifica, a Roma, presenti gli avvocati e i consulenti tecnici di parte, si svolgeranno accertamenti irripetibili sui capi di abbigliamento di Manuela, ritrovati adesso alla riapertura delle indagini nei locali nell’ex istituto di medicina legale di via Porcell, conservati in sacche ermetiche senza che nessuno, in questi trent’anni, se ne sia curato in quanto atti giudiziari.
Mentre a Roma si cercheranno tracce biologiche e profili genetici – con i referti che non saranno immediati, avranno bisogno di diverso tempo –, nella questura di Cagliari gli investigatori della Squadra mobile, diretti da Davide Carboni e coordinati dal pubblico ministero Guido Pani che ha riaperto un caso archiviato trent’anni fa come suicidio, continuano a lavorare senza tregua per raccogliere nuove prove, indizi e testimonianze. Il lungo tempo trascorso dalla morte di Manuela, non gioca a loro favore. Ma niente viene trascurato e lasciato di intentato.
Dagli uffici di via Amato non trapela la classica mezza virgola, il riserbo è (gentilmente) totale. Molte delle persone sentite a suo tempo come testimoni o “informate sui fatti”, sarebbero state ricontattate alla ricerca di particolari allora sfuggiti o ritenuti ininfluenti. Stavolta no, tutto viene passato al setaccio con l’utilizzo di tecniche investigative di nuova concezione. Ci sono da chiarire dettagli che 30 anni fa erano stati ignorati perché la morte della ragazza considerata un gesto volontario. Primo particolare l’auto di colore scuro (blu) su cui una vicina aveva visto Manuela salire e allontanarsi da casa, per non farvi più ritorno. Gli investigatori ritennero ininfluente e da non approfondire questo particolare. Che adesso però è tornato a essere importantissimo. Come la improvvisa uscita da casa della sedicenne quel 4 febbraio 1995 (sabato), a mezzogiorno. La ragazza era in casa con il padre e una cuginetta a cui faceva da baby sitter, aveva ricevuto una telefonata e aveva mollato tutto (il cordless e un rossetto sul tavolo di cucina) per uscire e andar via su quella vettura blu, senza dire niente. Era stata ritrovata morta l’indomani mattina ai piedi del canyon della necropoli punica di Tuvixeddu, in pieno centro urbano a Cagliari. «Suicidio» dissero i due medici legali che effettuarono l’autopsia, che risulta a posteriori piuttosto lacunosa. Il medico legale Roberto Demontis, a cui si sono rivolti un anno fa i familiari di Manuela per un riesame del referto medico di morte allegato agli atti giudiziari, sembra aver proiettato una nuova luce sul caso. C’è molto altro da chiarire o da scoprire, cosa che gli investigatori della Mobile stanno cercando adesso di fare riprendendo in mano il fascicolo vecchio di 30 anni.