Foto e insulti sessisti, l’amministratore di “Phica.eu” è italiano
Corrono le indagini della polizia postale, intanto nasce una class action per tutte le donne che hanno trovato le proprie immagini pubblicate
Roma Le indagini corrono veloci. I server sarebbero esteri, nello specifico in Bulgaria, a Sofia, ma l'amministratore del sito "Phica" è italiano. Questa la prima risposta ricevuta dal lavoro che sta svolgendo la polizia postale, pronta a informare la Procura di Roma. Il caso è scoppiato nei giorni scorsi: foto di donne tra cui personalità politiche, come la premier Giorgia Meloni, rubate e pubblicate sui portali come "Phica.eu" e "Phica.net", sessualizzate e accompagnate da commenti volgari.
Il responsabile che si nasconde dietro questo circolo vizioso che andava avanti da alcuni anni potrebbe rischiare grosso. Si parla, nell'ambito dell'inchiesta pronta ad aprirsi, di reati di diffamazione aggravata, violenza privata, istigazione a delinquere e vilipendio di cariche dello Stato. E i reati potrebbero coinvolgere tutti coloro che dal 2021 a oggi hanno condiviso sul portale immagini e commenti offensivi e pericolosi, perché incitanti alla violenza sessuale.
Nel frattempo è partita anche una class action. Ad annunciarla è l’avvocata Annamaria Bernardini de Pace: «Faremo una class action per assistere tutte le donne che hanno trovato proprie foto sui gruppi e siti “Mia moglie” e “Phica”, chiedendo un risarcimento danni anche alle piattaforme, come Facebook, per omesso controllo». Una denuncia collettiva e una protesta che si prepara ad accogliere migliaia di donne di tutta Italia. «Insieme al penalista David Leggi stiamo riunendo già diverse associazioni e stanno arrivando le prime adesioni, fra cui quella del Garante dell'Infanzia. Alla nostra iniziativa in difesa delle donne ha aderito anche un uomo, uno solo per ora. Ovviamente per questa class action non applicherò le mie parcelle, ma faremo un gesto simbolico», sottolinea de Pace, specializzata in diritto della famiglia. «Tutte le donne, a partire da quelle che sono state vittime di questi mariti “deficienti” possono contattarmi alla mail abdp@abdp.it».