Da Cinzia Pinna a Francesca Deidda, i casi di femminicidio che hanno sconvolto la Sardegna
Dietro ai freddi numeri ci sono volti, storie e vite distrutte da un partner o da un ex compagno, per desiderio di possesso o incapacità di accettare una separazione: ecco chi erano alcune delle vittime
Sassari Non sono numeri, non sono statistiche: sono nomi, volti, respiri strappati via troppo presto. La lista dei femminicidi in Sardegna è una scia di sangue che attraversa l’isola, dall’entroterra alle coste, e racconta storie di donne che chiedevano solo di vivere. Ogni pagina di quel triste elenco pesa come una lapide, ogni data è un ricordo che non si spegne. Vite distrutte troppo presto, per mano di un compagno o di un conoscente incapace di accettare una separazione o un rifiuto.
Speranza Ponti
Alghero 5 dicembre 2019. Uccisa per i soldi, trasportata in fretta a Monte Carru e poi gettata nuda all’interno di un lenzuolo in mezzo a un cespuglio lontano dal centro abitato, prima di essere ricoperta con dei tubi di alluminio per impedirne il ritrovamento. L’anno scorso la conferma dell’ergastolo per il suo ex compagno Massimiliano Farci, 56enne di Assemini. La donna aveva prestato a Farci ingenti somme di denaro, dopo l’ennesima lite la mano assassina del 56enne ha colpito, cercando poi di sviare le indagini e costruire un castello di bugie.
Francesca Deidda
San Sperate 10 maggio 2024. Ha confessato giusto pochi giorni fa Igor Sollai, 43 anni, di aver ucciso la moglie Francesca Deidda, 42 anni. «L’ho uccisa io, ma non riesco a rendermi conto, non è possibile che lo abbia fatto», le sue parole dal carcere di Uta dov’era già rinchiuso. Il fatto è avvenuto il 10 maggio, quando la donna è scomparsa per poi venire ritrovata due mesi dopo, il 18 luglio, senza vita e chiusa in un borsone nella vegetazione, lungo la statale 125, in località San Priamo, vicino al ponte romano sul rio Picocca. Uccisa a colpi di martello in testa.
Giusi Massetti, Martina Glebona, Maria Esterina Riccardi
Nuoro 24 settembre 2024. Passerà come la strage di via Ichnusa. Costata la vita a sei persone. Roberto Gleboni, nuorese, operaio di Forestas di 52 anni ha compiuto una strage all’alba. Ha ucciso la moglie Giusi Massetti, 43 anni, la figlia maggiore Martina, 25 anni, il figlio Francesco di 10 anni e il vicino di casa Paolo Sanna, 69 anni. L’autore della strage familiare, poco dopo, è fuggito verso la casa della madre Maria Esterina Riccardi, 84 anni, in via Gonario Pinna, nella zona dell’ospedale San Francesco. Qui l’uomo ha aggredito anche la donna, ferendola con un colpo di arma da fuco. Subito dopo si è tolto la vita con quella stessa arma. L’anziana ha lottato per oltre un mese tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione per poi chiudere gli occhi per sempre. Amici e conoscenti hanno rivelato alcune confidenze di Giusi Massetti, la volontà di separarsi dall’uomo e stare da sola. I più vicini erano convinti che l’immagine della coppia felice fosse una costruzione di facciata, che però reggeva. La donna, diventata madre molto giovane e poi sposatasi, aveva rivelato alcuni segnali pericolosi in qualche confidenza frammentaria nelle sue giornate casalinghe.
Dina Dore
Gavoi 26 marzo 2008. Il 26 marzo 2008 Francesco Rocca, 42enne dentista operante a Nuoro denuncia la scomparsa di sua moglie Dina Dore, 37 anni e madre di una bambina di 8 mesi. Il cadavere della donna fu ritrovato nella notte tra il 26 e il 27 marzo nel bagagliaio dell’auto di lei. L’autopsia confermò la morte per asfissia. La svolta nelle indagini arriva cinque anni dopo, quando si scopre che il marito aveva commissionato l’omicidio poiché stava portando avanti una relazione extraconiugale e voleva evitare una separazione legale che avrebbe danneggiato il suo patrimonio. Furono entrambi condannati in via definitiva. Ergastolo per il marito, riconosciuto come mandante, e 16 anni di reclusione per Pierpaolo Contu, individuato come esecutore materiale del delitto.
Alina Cossu
Porto Torres 10 settembre 1988. Il corpo senza vita di Alina Cossu, 21 anni, studentessa di Porto Torres, venne ritrovato all’alba del 10 settembre 1988 nella scogliera di Abbacurrente, tra Porto Torres e Platamona. Furono due pescatori a dare l’allarme e a chiamare le forze dell’ordine. Trentasei anni dopo, l’assassino di Alina non ha un nome. L'autopsia eseguita alcune ore dopo rivela particolari raccapriccianti: Alina è stata picchiata con una furia cieca e poi scaraventata dal suo assassino nell'acqua, nel tentativo di simulare un suicidio, ma la giovane, probabilmente, aveva solo perso i sensi e quando il suo aguzzino se ne è accorto l'ha strangolata. Sulla fronte, la ragazza ha un'impronta di scarpa: l’assassino l'ha presa a calci o calpestata con forza. Per il delitto di Alina il primo sospettato è un ragazzo che forse la 21enne aveva respinto. Il giovane finisce sotto inchiesta ma dopo quattro anni la sua posizione viene archiviata per assenza di prove.
Federica Madau
Iglesias 2 marzo 2017. Federica Madau, 32 anni, venne uccisa con 10 coltellate da Giovanni Murru, 46 anni, la sera del 2 marzo 2017. La coppia si stava separando ma il 46enne, arrestato e condotto in carcere, aveva confessato affermando di aver agito perché la moglie lo avrebbe allontanato dalle tre figlie. In passato la Federica Madau lo aveva denunciato per maltrattamenti.
Ignazia Tumatis
Cagliari 20 giugno 2024. La 59enne Ignazia Tumatis, fu uccisa a coltellate dal marito Luciano Hellies, 77 anni, nella notte del 20 giugno 2024 a Cagliari. L'omicidio si consumò nell'abitazione della coppia, in via Podgora nel quartiere San Michele. Dieci coltellate che non lasciarono scampo alla donna. I due coniugi vivevano separati in casa e i rapporti erano tesi da tempo. Secondo le ricostruzioni, l'uomo avrebbe detto alle figlie: «Mi ha riso in faccia e non ci ho visto più». Dinanzi agli inquirenti, però, rimase in silenzio.
Cinzia Pinna
Palau 24 settembre 2025. L'imprenditore vitivinicolo Emanuele Ragnedda ha confessato mercoledì 24 settembre l'omicidio di Cinzia Pinna. Il 41enne ha ammesso di aver ammazzato la 33enne di Castelsardo, che risultava scomparsa dal 12 settembre scorso, nel corso di un lungo interrogatorio in caserma. Ragnedda ha raccontato alle autorità di aver nascosto il cadavere nella sua tenuta a Palau e ha indicato ai carabinieri dove aveva gettato il corpo. Il movente resta ancora un mistero, ma le indagini sembrano seguire la pista di un tentativo di violenza sessuale finito nel sangue.
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