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Alessandra Todde: «Tengo la Sanità, nessuno ha la mia forza. In Regione punto al bis» – l’intervista completa

di Giuseppe Centore
Alessandra Todde: «Tengo la Sanità, nessuno ha la mia forza. In Regione punto al bis» – l’intervista completa

La governatrice a tutto campo: «Con gli alleati il rapporto è sereno, andiamo avanti con le riforme». Lo scontro con il Governo: «Pronti a fare valere le nostre ragioni su 41-bis, Rwm, energia»

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Cagliari Superato, quasi del tutto, lo scoglio delle nomine Asl, la presidente Alessandra Todde si prepara all’anno più difficile della legislatura, con due annunci: si ricandiderà presidente e non mette limiti al suo temporaneo incarico in assessorato alla Sanità. «Adesso si corre, basta tergiversare». Il suo obiettivo, e anche del Campo Progressista, come lo ha chiamato in questa intervista, è imprimere una forte accelerata alle riforme, anche a costo di trovare resistenze. «Bisogna confrontarsi con la resistenza al cambiamento. Sono qua per cambiare e non per lasciare le cose come erano: gli ostacoli li metto nel conto tutti i giorni».

Prima di parlare di sanità, facciamo un gioco: la legislatura come d’incanto finisce oggi. Lei per cosa vuole essere ricordata?

«Mi vengono in mentre tre fatti. Il primo colpo di benna nelle bonifiche a La Maddalena, dove abbiamo ereditato una inerzia pluriennale inaccettabile. Il progetto per la terapia intensiva pediatrica al Brotzu e la continuità territoriale aerea con le nuove tipologie di agevolazioni. Ma siccome la legislatura finirà nel 2029, avremo modo di fare i bilanci a tempo debito».

E veniamo alla sanità. Lei in giunta ha definito bizzarra la scelta della Corte Costituzionale che ha cassato i commissariamenti delle Asl. Perché?

«Sono una persona istituzionale, chi mi conosce bene sa che per me le istituzioni sono sacre, quindi le sentenze si rispettano, anche con perplessità. Diciamo che quella sentenza l’ho considerata particolare nella misura in cui c’è stata la sottolineatura che non era una riforma strutturale. Lo era perché sono cambiati i perimetri delle Asl di Cagliari e Sassari con l’uscita di Microcitemico e Marino. La riforma impattava con i cambi di processi sulla struttura delle Asl. Conservo gelosamente una lettera del ministero della Salute che precisava come il commissariamento fosse legittimo. Poi è arrivata l’impugnazione».

Il 31 dicembre lei aveva fatto preparare le delibere per tutti i direttori generali. Perché per Cagliari, Sassari e Gallura ha deciso di non procedere?

«Andiamo per passi. Dopo la sentenza abbiamo cercato di capire l’impatto giuridico della sentenza, un unicum: non c’era una giurisprudenza cui potersi appoggiare. In accordo con l’avvocatura regionale ci siamo dotati di un parere forte e autorevolissimo che potesse garantire presidente e giunta. I legali ci hanno consigliato prudenza nei casi in cui non avevamo ancora trovato un accordo. Proprio perché mi sembrava giusto e corretto rispetto a persone che comunque sono state in carica fino a sei mesi fa, e lo voglio ricordare al centrodestra, nominate da loro, visto che c’erano discussioni aperte, prudentemente in accordo col Pd si è deciso di aspettare il passaggio al Tar del 14 gennaio per Sensi. A breve concluderà il confronto per le posizioni aperte».

Però voi avete nominato tra i direttori generali, anche manager di cui avevate detto peste e corna sino a ieri.

«Nessuno è stato riconfermato, per una regola, il principio di rotazione che in sanità purtroppo non viene adottato spesso. Abbiamo valutato le competenze. Penso al direttore di Areus che già era commissario e prima ad Oristano, o il nuovo direttore del Medio Campidano con competenze specifiche relativamente all’edilizia sanitaria, oppure il direttore dell’Ogliastra che è molto esperto sui sistemi di gestione degli anziani. La nostra stella polare è stata ragionare sulle competenze. Uno degli elementi che ha distrutto la sanità sarda negli ultimi vent’anni è stato il continuo rimaneggiare processi, aziende e competenze. Ci vorrà tantissimo tempo per rimettere in ordine il sistema ma il segnale deve essere dato, e va certificato».

Quindi lei non ha intenzione di lasciare l’assessorato nei prossimi mesi?

«Non ho un orizzonte temporale. Non ho intenzione di lasciare le deleghe fino a quando non sono certa che il lavoro impostato sia consono rispetto alle mie direttive. I direttori sanno che saranno valutati sui compiti loro assegnati da me. Ci ho messo la faccia. Devo avere la garanzia che Asl e assessorato funzionino bene. La cosa peggiore da fare è dare spazio a una persona che, tecnico o politico, ora non abbia la forza che ha la presidente. Ci vuole la massima forza possibile per invertire l’inerzia accumulata in questi anni»

Come ricostruire la fiducia tra lei e il Pd? Senza bisogno che andiate a Canossa...

«Un rapporto di fiducia non può venire meno nella misura in cui si governa insieme e soprattutto nella misura in cui il progetto su cui abbiamo investito per il governo della Sardegna, progetto che viene anche sposato nazionalmente, risulta vincente. Tra alleati ci possono essere ovviamente alti e bassi, dissidi anche duri, ma credo che il rapporto non si debba interrompere e infatti non si è mai interrotto. Avere tutti gli assessori in giunta a fine anno è stato un segnale di maturità e volontà di lavorare allo stesso tipo di progetto. Ci leggo una fiducia reciproca rinnovata. La tenuta di questa maggioranza non è in discussione. Se lo fosse mi interrogherei su chi vuole appunto investire su progetti diversi, perché onestamente non credo che ce ne siano altri».

Passiamo al suo partito. Non registra disagio, se non malessere, nel suo gruppo consiliare?

«Intanto, devo ringraziare è il contributo fondamentale del coordinatore del M5s Ettore Licheri. Sulla sanità ha fatto un lavoro egregio, interloquendo con gli altri partiti e trovando un punto di caduta condiviso. Se ci sono state asimmetrie informative, queste sono state già sanate. Il confronto tra gruppo consigliare e presidente è continuo e lo intensificheremo».

A breve Licheri, Ettore, cesserà dal ruolo di coordinatore regionale. A lei piacerebbe al suo posto vedere un parlamentare o un consigliere regionale?

«L’importante è che conosca il territorio. La decisione la prenderà Giuseppe Conte, naturalmente sulla base dei feedback che riceverà non solo da me, ma da tutti coloro che hanno ruoli istituzionali. Le nostre divisioni sono solo apparenti. Il gruppo e il partito hanno dimostrato di lavorare uniti, nel dialogo e nel confronto franco».

Parte della minoranza in consiglio regionale quasi non l’attacca più. Quale è la ricetta segreta con cui li ha convinti?

«Non ho non ho bacchette magiche e soprattutto modalità non lineari. Credo che sia importante confrontarsi sui temi. Quando ci si confronta sul contesto, anche la minoranza alla fine è interessata a che le cose accadano, come dire, nei territori, anche perché poi a questi territori loro devono rispondere. Che ci siano momenti condivisi fa bene solo alla Sardegna. Credo che sia importante confrontarsi sempre con la massima onestà intellettuale. Su alcuni contesti, come l’Et (per cui il 12 a Roma firmerò l’alleanza con la Sassonia) o la speculazione energetica non ci divideremo».

In questi due anni 10 leggi impugnate, la metà di quelle di tutta la scorsa legislatura. C’è un problema di qualità delle norme prodotte o è un problema politico?

«Le impugnazioni sono fondamentalmente un problema solo politico. Abbiamo vinto sulla autonomia differenziata, sui medici in pensione, vediamo come andrà sul fine vita. Ma le scelte del governo sono politiche. La Corte poi decide».

Il rapporto col governo è a dir poco complesso. Andiamo per battute su alcuni dossier caldi: Rwm, 41-bis, dl energia.

«Su Rwm ci hanno chiesto a che punto fosse la nostra istruttoria, abbiamo detto che non era terminata. Attendiamo. Sul 41-bis venerdì sarò a Nuoro per il consiglio comunale aperto. Questa scelta andrà a danneggiare la città e l’isola intera. Chi accusa l’ex ministro Alfonso Bonafede (M5s, titolare della Giustizia nel governo Conte 1 e 2, ndr) non si è letto gli atti. Lo faccia. Se qualche rappresentate sardo pensa sia più importante la posizione del suo partito rispetto a quella dell’isola deve avere il coraggio di parlare apertamente. Sul Dl energia. Siamo passati a un contesto dove ci chiedevano di fare le leggi insieme a un governo che vara una legge centralista che esclude il ruolo delle Regioni. Vedremo cosa ne penserà la Corte Costituzionale».

Tra poco più di un anno potrebbero esserci le politiche. Lei andrà a Roma o si ricandida alla Regione?

«A Roma? Non ci penso proprio. Alle Regionali? Sicuramente mi ricandido».

E se si candidassero suoi assessori?

«Non abbiamo affrontato ancora il tema ma credo sarebbe difficoltoso svolgere in contemporanea i due ruoli, assessore e candidato».

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