Dimensionamento scolastico: tre anni di scontri tra Ministero e Regione – che cosa è successo
La riforma voluta dall’Europa, l’obiettivo è ridurre i costi attraverso l’accorpamento delle autonomie
Sassari Una sforbiciata alle autonomie scolastiche voluta dall’Europa e portata avanti in Italia da due Ministeri, quello dell’Economia e quello dell’istruzione. Obiettivo: razionalizzare la rete, ridurre gli sprechi, ottimizzare le risorse. In parole povere: adeguare il sistema di istruzione ai numeri sempre più bassi di iscritti, colpa di una denatalità inarrestabile che in Sardegna si traduce in quasi 5mila alunni in meno all’anno. Così, tra le oltre 700 autonomie scolastiche da accorpare in Italia tra il 2024 e il 2027, una cinquantina sono in Sardegna.
La riforma
Portatore della riforma, protagonista degli incontri con i rappresentanti delle Regioni, è stato e continua a essere il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Che in Sardegna ha trovato una vivace opposizione sia dalla giunta del medesimo colore politico (l’ex di centrodestra guidata da Christian Solinas, assessore all’Istruzione Andrea Biancareddu), sia dalla giunta di colore opposto (quella attuale guidata da Alessandra Todde, assessora all’Istruzione Ilaria Portas). La contrarietà non ha però impedito l’attuazione della riforma che nel settembre 2027 dovrà essere completata. Anche se, bisogna sottolinearlo, la Sardegna è riuscita negli ultimi due anni a limitare gli accorpamenti, rimandandone alcuni o annullandone altri. Al momento resta in bilico il destino di 9 autonomie: dovranno essere accorpate per arrivare al numero finale previsto in Sardegna, anche sulla base del numero di dirigenze stabilite dal Ministero. La Regione non lo ha fatto entro il tempo stabilito (il Ministero aveva concesso anche due proroghe ndr).
La situazione
Il primo anno, quello d’esordio, è stato il più complesso. Nel 2024 le autonomie accorpate, in origine 42, sono diventate 36. Per le restanti 6, l’assessorato aveva ottenuto un rinvio all’anno successivo. Quelle ulteriori da spalmare in due anni: a settembre 2026 gli accorpamenti dovranno essere, secondo i calcoli, almeno 9. Alla Regione, sulla base delle indicazioni delle conferenze provinciali, a indicare le scelte. Che però non sono state fatte. Un anno fa la giunta regionale aveva approvato la riorganizzazione della rete scolastica con soli due accorpamenti, operativi dallo scorso settembre, uno in Gallura e l’altro a Cagliari.
Le condizioni
Il dimensionamento non avviene soltanto su base numerica. La legge non prevede che le scuole piccole vengano accorpate per raggiungere un determinato numero di alunni: se così fosse, gran parte delle autonomie delle zone interne sarebbero già sparite. Gli accorpamenti possono riguardare anche i centri più grandi, con unione di due scuole sotto un’unica dirigenza, rimanendo sotto il numero complessivo di 1300 alunni circa. L’altra condizione è che il dirigente scolastico sia affiancato da un vice e che le scuole che perdono l’autonomia mantengano un ufficio di segreteria.
