Aree di crisi, no del Governo Meloni agli ammortizzatori sociali in deroga per 300 famiglie
L’assessora regionale Desirè Manca contro il provvedimento su Porto Torres e Portovesme: «In quelle zone il lavoro non è solo reddito ma riscatto sociale e dignità»
Sassari Sei milioni e 300mila euro. Trecento famiglie. Numeri che sulla carta pesano poco in una manovra di bilancio nazionale da 22 miliardi. Ma quando si calano nella vita quotidiana di persone senza lavoro e in territori in affanno hanno tutto un altro valore. Trecento è il numero dei nuclei familiari delle aree di crisi complessa di Porto Torres e Portovesme che resterà senza un sostegno economico. La mobilità in deroga per il 2026 non sarà rifinanziata. Lo stabilisce l’ultima legge di Bilancio del governo Meloni, confermata da una circolare ministeriale del 10 febbraio. Si parla di 6 milioni e 300mila euro che non arriveranno in Sardegna.
Lo dice senza giri di parole l’assessora regionale al Lavoro, Desirè Manca. «Il Governo volta le spalle alla Sardegna e alle sue aree di crisi più fragili. Il risultato è drammatico: oltre 300 famiglie di ex lavoratori delle aziende attive nelle aree di crisi complessa di Porto Torres e Portovesme, nel Sulcis Iglesiente, vengono lasciate senza alcun sostegno».
La cifra stimata delle risorse sottratte all’Isola per gli ammortizzatori sociali in deroga è di circa 6 milioni e 300 mila euro. Ma il punto, per l’assessora, è politico prima ancora che contabile. «Una scelta politica precisa – sottolinea Manca – che ancora una volta colpisce le fragilità e calpesta i territori più vessati. Parliamo di lavoratrici e lavoratori già segnati da anni di crisi industriale, di promesse mancate, di riconversioni mai compiute. Negare la mobilità in deroga significa mandare sul lastrico centinaia di famiglie in uno dei territori più colpiti dalla desertificazione produttiva».
La Regione ha attivato un confronto in sede di Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni e inviato una richiesta formale alla ministra. L’esito, riferisce l’assessora Manca, è netto: «Dal Ministero è arrivata una comunicazione chiara: per la Sardegna per il 2026 la mobilità in deroga non è stata prevista. Chi lo spiega adesso ai lavoratori del Sulcis che, ancora una volta, vedono la Sardegna relegata in fondo all’agenda politica nazionale? Chi spiega alle famiglie che la manovra di guerra si è dimenticata di loro?». E l’attacco su una scelta che ha conseguenze gravi anche dal punto di vista sociale va avanti. «Si tratta di persone che vivono in un’area tra le più martoriate dell’Isola, dove il lavoro non è solo reddito ma riscatto sociale e dignità. Togliere questo sostegno significa ignorare consapevolmente le condizioni reali delle comunità locali. Non possiamo accettare in silenzio questa decisione. Non resteremo a guardare mentre oltre 300 famiglie vengono abbandonate. Insieme ai sindacati, a livello regionale e nazionale, daremo battaglia affinché il Governo torni sui propri passi e garantisca la copertura della mobilità in deroga per il 2026. La tutela del lavoro e delle fragilità sociali non può essere subordinata a logiche ragionieristiche. Qui non si parla di numeri ma di famiglie, di diritti, di futuro».
