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Chi è il sassarese da un milione di follower che insegna l’italiano sui social

di Paolo Ardovino
Chi è il sassarese da un milione di follower che insegna l’italiano sui social

Alessandro Mazzafoglia è il “boss della lingua”: «Online c’è tanta competizione, io unisco la didattica all’intrattenimento»

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Lo chiamano tutti «boss» e lui su questo ci gioca alla grande. Nei video a volte si presenta con il sigaro e con la giacca, un po’ Vito Corleone. O con la canottiera bianca, la catenina d’oro e la tuta della marca, ovviamente, “Hugo Boss”. Alessandro Mazzafoglia, sassarese, è il boss dell’italiano. Sui suoi profili social assicura: il suo è il metodo migliore per imparare l’italiano. E dev’essere vero perché tra facebook, instagram e tiktok lo seguono più di 1,2 milioni di persone.

Gli influencer che insegnano le lingue con video veloci e pratici sul web non sono una novità. Ma al metodo didattico, il boss sassarese aggiunge l’intrattenimento. Mentre passeggia al parco spiega l’uso degli aggettivi, oppure inscena dialoghi tra le mura di casa per mostrare la coniugazione dei verbi. O ancora, elenca gli oggetti che lo circondano manco fosse “Dora l’esploratrice”.

Spesso è buffo e strappa una risata: «I social sono un ambiente estremamente competitivo. Devi catturare l’attenzione in pochi secondi». Altrimenti, con il pollice, si “scrolla” e si passa al prossimo video. «Ci sono persone di tutte le età e da ogni parte del mondo che desiderano imparare l’italiano». Dai turisti facoltosi che nel tempo libero vogliono dilettarsi con la lingua di Dante ai migranti che hanno bisogno di saper mettere subito due parole in croce e farsi capire. Mazzafoglia, che online è “The italian language boss”, ha messo in piedi un business.

«Amore e avventura»

Cresciuto tra Sassari e Sedini, qualche anno fa Alessandro Mazzafoglia girava tra le aule della facoltà di Lettere di Uniss studiando i grandi filosofi tedeschi. La passione da Heidegger in giù lo ha portato a trasferirsi in Germania per una breve esperienza di Erasmus, «lì ho conosciuto una ragazza russa, di Mosca, di cui poi mi sono innamorato – racconta –. Tornai nell’isola poco prima del covid. Quando la pandemia sembrava terminata, ho deciso di partire per la Russia». Tremila chilometri per amore. «Per amore e all’avventura. Ci siamo sposati e sono rimasto lì quasi due anni». Nel frattempo lui impara in fretta il russo e per vivere inizia a dare lezioni private di italiano. Ma l’orologio della storia arriva al conflitto russo-ucraino, le facce di Putin e Zelensky riempiono giornali e telegiornali, la situazione si fa pericolosa. «Crescevano le tensioni sociali, perciò abbiamo deciso di venire insieme in Sardegna». Qui con la moglie si ingegna e unisce la passione per le lingue ai social network. Apre i profili e decide di provare a portare le lezioni di fronte a una telecamera. «Ha funzionato subito», sorride.

Intrattenimento

I video diventano un pretesto per esprimere la creatività al massimo. E così inizia a pubblicare post e condividere reel in giro per Sassari o Alghero. «Insegnare l’italiano sui social è diverso dalla didattica classica a scuola. C’è il fattore dell’intrattenimento – ragiona l’influencer, che ora si trova a Bucarest, in Romania –. La mia inclinazione verso una certa espressività mi ha aiutato, ho scoperto di avere delle capacità attoriali, quando si accende la telecamera mi diverto». Per spiegare i verbi usa molto la gestualità, si aiuta con le espressioni del viso, ciò che conta è che il messaggio arrivi. In questo caso, che i suoi alunni virtuali imparino la differenza tra avere e tenere o l’uso appropriato del lessico.

Chi vuole imparare

«L’aspetto più complicato della nostra grammatica? Vedo che in molti hanno difficoltà con la struttura pronominale». Più di un milione di follower, migliaia di iscritti alla sua piattaforma dove, oltre ai video brevi, imposta veri e propri corsi. Ma chi vuole imparare l’italiano? «Il migrante a cui serve una lingua pratica per la vita sociale. O il turista innamorato della cultura italiana, le provenienze? Nord Europa, tantissimi dagli Stati Uniti e dal Canada, poi molti coreani e giapponesi. Infine anche emigrati di prima o seconda generazione che vivono in Germania, in America o Sudamerica» e che grazie a lui vogliono tenere un legame vivo con la lingua dei propri genitori o dei nonni, pur non parlandola nel quotidiano.

«Competizione»

Dopo tutti questi video, racconta Alessandro Mazzafoglia, l’ambizione non è quella di finire dietro una cattedra. «Anche perché guadagnerei molto meno», scherza. Più che un docente, si sente «un imprenditore», spiega. Le nozioni di grammatica per lui, con una laurea in tasca, non sono un problema. Il vero lavoro è stare dietro agli algoritmi e riuscire a rimanere sempre a galla. «Competizione» è la parola che ripete più spesso. E sempre con un’accezione che sembra essere negativa. «Ce n’è tantissima, è estrema».

Se prendiamo gli influencer delle lingue, lui è tra i più seguiti in Italia. Ma il boss precisa: «No, non intendo quello. Ogni giorno devo competere con qualsiasi altro contenuto nelle home delle persone, competo con il sedere della modella che appare nel video subito dopo il mio. La chiave è l’intrattenimento, altrimenti dopo due secondi la gente va oltre».

 

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