La Nuova Sardegna

L’indagine

Traghettopoli, biglietti omaggio Moby Tirrenia e Toremar a militari e politici: dopo pc e telefoni, restituite le caselle di posta elettronica

di Marco Bittau
La nave Athara della compagnia Moby Tirrenia
La nave Athara della compagnia Moby Tirrenia

La Cassazione mette in dubbio le basi dell’inchiesta: «Un elenco di persone destinatarie dei ticket da solo non indica che si sono verificati illeciti»

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Olbia Non c’è prova di alcun collegamento tra i biglietti offerti gratuitamente ed eventuali casi di corruzione di pubblico ufficiale. Con questa netta affermazione di principio la Cassazione ha praticamente affondato l’inchiesta “traghettopoli” condotta dalla Procura di Genova e affidata alla Guardia di finanza, a caccia di presunti rapporti illeciti intercorsi tra le compagnie di navigazione del gruppo Onorato (Moby, Cin-Tirrenia e Toremar) e personale delle Capitanerie di porto di mezza Italia, rappresentanti delle forze dell’ordine, politici, sindaci e funzionari pubblici. In discussione qualcosa come 34 mila biglietti omaggio (o fortemente scontati) concessi in sei anni a bordo delle navi del gruppo Onorato in cambio di presunti controlli compiacenti.

Un castello di accuse crollato davanti alla Cassazione, che nei giorni scorsi ha annullato senza rinvio l’ordinanza del tribunale del riesame e il decreto del pubblico ministero Walter Cotugno ordinando senza rinvio la restituzione immediata agli indagati (soprattutto i manager della compagnia di navigazione) di tutto il materiale sequestrato nel corso dell’inchiesta. Si tratta delle caselle di posta elettronica di cui i ricorrenti sono titolari nell’organizzazione aziendale. Montagne di comunicazioni mail che devono essere restituite ai titolari con il divieto di estrarre copia. Il dissequestro delle mail si aggiunge a quello dei telefoni e dei pc già disposto dalla Cassazione nei mesi scorsi.

Sempre la Cassazione a settembre del 2025 aveva anche annullato il sequestro di alcuni traghetti ordinato dalla Procura genovese sulla base di sospetti accordi sottobanco riguardanti le ispezioni e i controlli. Il ricorso contro il decreto del pubblico ministero e contro l’ordinanza del tribunale del riesame era stato presentato dalle stesse compagnie di navigazione del gruppo Onorato nelle persone dei massimi dirigenti, assistiti da un pool di difensori guidato dall’avvocato Oreste Dominioni.

Del collegio di difesa fa parte anche l’avvocato Pasquale Pantano. Perentoria la motivazione della Cassazione: per reggere un’imputazione di corruzione di pubblico ufficiale la Procura avrebbe dovuto fornire prove più circostanziate sul legame tra i biglietti omaggio delle compagnie e atti di corruzione che invece sono rimasti solo “sospetti”. In pratica, la Procura «non chiarisce quali favori avrebbero fatto alle compagnie i destinatari dei ticket». È la tesi difensiva secondo cui «un elenco di persone destinatarie di biglietti offerti per viaggi a bordo delle navi del gruppo, cosa peraltro estesa anche a persone non collegate ad alcuna attività ispettiva o di controllo, da solo non indica che si sono verificati illeciti e occorrono prove più circostanziate e chiare».

La pronuncia della Cassazione riguarda le misure cautelari nel corso dell’inchiesta. Non c’è ancora l’archiviazione definitiva, ma la perentorietà della motivazione dei giudici segna un punto pesante a favore della difesa e di fatto l’inchiesta “Traghettopoli” è a dir poco traballante. Dopo lo stupore iniziale gli indagati ora vedono la luce fuori dal tunnel. Nel gruppo anche diversi olbiesi: politici, amministratori locai, rappresentanti delle forze dell’ordine e dell’autorità marittima, pubblici funzionari, tutti assistiti dagli avvocati Marzio Altana, Pietro Carzedda, Luca Montella, Pierfranco Tirotto e Sara Pala. Da subito, l’anno scorso, i difensori sardi si erano mostrati piuttosto scettici sulla sostanza e sulla tenuta delle accuse mosse dalla Procura di Genova. Biglietti di viaggio gratis in cambio di accordi sottobanco sulle operazioni di controllo da effettuare sulle navi, una tesi difficile da provare soprattutto nei confronti di persone e autorità che nulla hanno a che fare con quegli stessi controlli. La Cassazione alla fine ha fatto chiarezza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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