Riapre il castello fra le nuvole, viaggio nella rocca dove visse Adelasia di Torres
Conclusi i lavori voluti dal ministero della Cultura per consolidamento della struttura che domina Burgos e il Goceano
Burgos L’altimetro segna quota 647 sul livello del mare, ma sembra di essere ancora più su, in mezzo alle nuvole. Verso sud-ovest, a 43 chilometri di distanza, la piramide ancora innevata di Monte Spada (Fonni) riflette i raggi del sole, un po’ a più a nord si scorge la sagoma western di Monte Novo San Giovanni (Orgosolo). Dalla torre maestra del Castello di Burgos, Sa Reggia come lo chiamano in paese, si vede mezza Sardegna e non è un modo di dire. È quasi possibile contare gli alberi, o le pecore al pascolo nella valle del Tirso, chiusa fra Sa Costera e la Barbagia di Nuoro: nemmeno un piccolo manipolo di cavalieri sarebbe potuto sfuggire allo sguardo delle sentinelle al servizio dei giudici di Torres prima e d’Arborea poi, signori di una rocca che ha visto passare, dentro e sotto le sue mura, la storia della Sardegna. Dopo un anno di lavori Pnrr, fondamentali per mettere l’alta torre e la cinta muraria in sicurezza, i visitatori potranno tornare a godere di quella vista e a farsi raccontare, dalle guide della cooperativa Sa Reggia, le storie della orgogliosa Adelasia di Torres, che qui volle vivere gli ultimi anni della sua vita, e della indomita Eleonora d’Arborea, che nel Castello del Goceano correva e giocava quando ancora era una bambina.
Il cantiere
Ieri, per la prima volta dopo la smobilitazione del cantiere, il cancello del sentiero che conduce alla rocca ha riaperto, per la riconsegna del castello al sindaco e alla comunità di Burgos: «Un bellissimo regalo, che ci restituisce un monumento ancora più fruibile» ha commentato il sindaco Leonardo Tilocca durante il sopralluogo. I lavori, voluti dal ministero della Cultura attraverso l’ex Segretariato regionale – oggi unificato alla Soprintendenza di Cagliari – sono i primi del programma Pnrr cultura a essersi conclusi nell’isola. E l’intervento, che ha visto come responsabile del progetto l’architetta Eleonora Fiorentino ed è stato eseguito dall’impresa Fabrizio Loi, non è stato per nulla semplice, basti pensare che dei 300mila euro destinati alle opere, il 40 per cento è stato impiegato per affrontare le complesse sfide logistiche e di sicurezza.
Per issare i materiali fino in cima è stato necessario realizzare uno scivolo elevatore in grado di colmare, ma anche arrivare fino al piazzale sotto il castello non è stato facile, attraverso gli stretti vicoli del centro di Burgos: «È stato un intervento impegnativo, ma anche prestigioso» ha sottolineato il direttore dei lavori Sebastiano Gaias. Il progetto era stato redatto dal docente di Restauro dell’Università di Sassari Bruno Billeci, all’epoca anche soprintendente di Sassari e Nuoro: «Luoghi come questi rappresentano perfettamente l’immagine dell’isola» ha commentato.
La storia sotto le mura
Leggenda e storia si intrecciano e districare il groviglio è quasi impossibile. Certamente, chi si inerpica su per le scale – ripide, ma che possono essere affrontate senza timore – e arriva in cima alla torre maestra può godere di quella stessa vista che fu di una figura leggendaria del Medioevo sardo, Adelasia di Torres. Protagonista e vittima di una vicenda di intrighi, assassinii e amori traditi che non avrebbe sfigurato in una stagione di Games of Thrones. Qui – racconta la leggenda – la principessa e regina del giudicato di Torres trascorse in solitudine e reclusione, non si sa bene quanto volontaria, gli ultimi anni. Dopo aver visto morire il fratello minore Barisone, trucidato ad appena 15 anni dai cittadini sassaresi in rivolta, diventò giudicessa di Torres nel 1237. Rimasta vedova, rifiutò orgogliosamente di sposarsi con l’uomo che era stato indicato dal papa e scelse un matrimonio molto più ambizioso, quello con Enzo di Svevia, figlio dell’imperatore Federico II, lo stupor mundi. Lei aveva 31 anni, il giovane sposo appena 18: erano re e regina di Sardegna. Ma l’ambizione non fu premiata, quel titolo rimase solo sulle pergamene: dopo nove mesi, Enzo si imbarcò per l’Italia, dove il padre combatteva la rivolta dei Comuni. Fu catturato e visse il resto della sua vita in prigionia a Bologna. Adelasia ottenne il divorzio, forse ebbe anche lei degli amanti, secondo la leggenda anche quel Michele Zanche che Dante fa bruciare all’inferno nel girone dei governanti corrotti. Tradita anche da Zanche, che guidava il giudicato come vicario di Enzo, Adelasia si ritirò o forse fu imprigionata a Burgos. Allora, il castello non era altro che una roccaforte militare, il villaggio che oggi è Burgos fu fondato molto più tardi da Mariano IV, re di Arborea. Con la morte di Adelasia, nel 1259, scomparve anche il giudicato di Torres. Ma, quasi come in un passaggio di testimone, la sua eredità venne raccolta più di un secolo dopo da un’altra figura femminile leggendaria della storia sarda, Eleonora d’Arborea. Oggi, di quell’epoca e dei suoi protagonisti non restano che racconti in cui spesso è difficile distinguere la storia dalla leggenda. Ma basta inerpicarsi sulla rocca di Burgos, distendere lo sguardo fino ai monti del Gennargentu per sentirsi ancora una volta, quasi mille anni dopo, al centro dell’isola e della sua storia.
