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Energia

Ue, piano anti-crisi: smart working e taglio dei consumi per frenare i prezzi

Ue, piano anti-crisi: smart working e taglio dei consumi per frenare i prezzi

Bruxelles presenta “Accelerate Eu” in vista del vertice di Cipro: misure volontarie per contenere i costi e sostenere famiglie e imprese

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Roma A quattro anni dalla crisi energetica legata all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’Unione europea si trova davanti a una nuova fase di tensione. L’impatto è già visibile sulla crescita economica e sull’inflazione. Il Fondo monetario internazionale segnala che, in caso di persistenza delle criticità, per l’Europa si profilerebbe il rischio di recessione.

Il piano della Commissione

Mercoledì 22 aprile la Commissione europea presenterà “Accelerate Eu”, un documento destinato a orientare le scelte degli Stati membri in vista del vertice in programma a Cipro tra giovedì e venerdì. Le misure indicate non sono vincolanti: ogni Paese potrà decidere come applicarle, tenendo conto delle differenze nei sistemi energetici e nei margini di bilancio. Secondo la bozza, l’obiettivo principale è ridurre i consumi, con particolare attenzione al riscaldamento di abitazioni ed edifici pubblici e al settore dei trasporti.

Le cinque direttrici di intervento

Il piano si articola in cinque ambiti operativi:

  • rafforzamento del coordinamento tra Stati membri, sia nel mercato interno sia nei rapporti con i fornitori di combustibili fossili;
  • sostegno alla protezione dei consumatori e dell’industria dai picchi di prezzo;
  • riduzione e progressiva sostituzione di petrolio e gas;
  • sviluppo del sistema energetico europeo attraverso elettrificazione e gas puliti prodotti internamente;
  • mobilitazione di investimenti pubblici e privati per la transizione.

Misure concrete: consumi e trasporti

Tra le indicazioni operative compare la proposta di almeno un giorno settimanale di smart working e la possibilità di chiudere gli edifici pubblici quando non necessari. Per i trasporti, le autorità locali potrebbero introdurre abbonamenti agevolati, ridurre temporaneamente i limiti di velocità, promuovere giornate senza auto e incentivare mobilità elettrica, ciclismo e micromobilità. Alle amministrazioni pubbliche viene chiesto di dare l’esempio, intervenendo su temperatura e illuminazione negli edifici e negli spazi urbani.

Aiuti a famiglie e imprese

Il documento prevede strumenti di sostegno mirati: voucher energetici per le fasce più vulnerabili e, su base temporanea, prezzi regolati. Sono inoltre ipotizzati incentivi fiscali e formule di leasing agevolato per diffondere tecnologie più efficienti, come pompe di calore e pannelli fotovoltaici, e per sostituire apparecchi obsoleti o alimentati a gas. Per le imprese, l’indicazione è favorire l’ammodernamento dei sistemi produttivi più energivori, a partire dai motori inefficienti o basati su combustibili fossili.

Risorse e limiti finanziari

Non sono previsti nuovi fondi europei. Gli Stati potranno utilizzare le risorse già disponibili, tra cui quelle del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dei fondi di coesione, oltre agli strumenti nazionali resi possibili dal quadro sugli aiuti di Stato. Secondo la Commissione, a livello Ue restano disponibili risorse significative, tra cui 184 miliardi legati al Pnrr e 38 miliardi della politica di coesione. Tuttavia, Bruxelles sottolinea che il fabbisogno per la transizione energetica è stimato in circa 660 miliardi di euro l’anno fino al 2030, una cifra che il solo intervento pubblico non può coprire.

Il nodo degli investimenti privati

Un elemento centrale riguarda il coinvolgimento dei capitali privati. Gli investitori istituzionali, come assicurazioni e fondi pensione, gestiscono oltre 12.000 miliardi di euro in Europa, ma una parte rilevante di queste risorse non è ancora indirizzata verso progetti strategici per la transizione energetica.

La polemica sugli extraprofitti

Nel documento non compare la tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, proposta da diversi Paesi tra cui Germania, Italia e Spagna. Una scelta contestata da Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, che definisce il passo indietro «inaccettabile» alla luce dei profitti registrati dalle aziende del settore negli ultimi anni.

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