«La Fasi resta la casa di tutti gli emigrati sardi»
Il presidente Mossa risponde alle accuse dei 24 Circoli usciti dalla Federazione. «La nostra isola non ha bisogno di guerre personali»
Piacenza «La libertà associativa non si discute. Ma la rappresentanza si misura con la partecipazione reale, non con decisioni assunte da minoranze ristrette. Le riunioni convocate per deliberare l’uscita dalla Fasi hanno registrato, in diversi casi, una partecipazione estremamente ridotta degli iscritti, percentuali che non raggiungono neppure il 10% della base sociale». Bastianino Mossa, presidente della Federazione delle associazioni sarde in Italia, risponde così ai 24 Circoli che hanno deciso di uscire dalla Fasi per dar vita a una nuova rete dell’emigrazione organizzata.
«È legittimo chiedersi se decisioni di tale portata possano considerarsi realmente espressione della volontà collettiva dei soci – va avanti Mossa –. Molti iscritti ai circoli fuoriusciti non sono stati adeguatamente informati o coinvolti su una scelta che incide profondamente sulla loro appartenenza storica alla Federazione. Per questo la Fasi si riserva ogni iniziativa a tutela dei soci che ritengano lesi i propri diritti di partecipazione e rappresentanza. La Federazione è e resta anche casa loro». Il presidente entra poi nel merito del Congresso di Alghero, celebrato a ottobre scorso, dove è scoppiata la “guerra fredda” dell’associazionismo: «Si è svolto con regole uguali per tutti. Tutti hanno partecipato. Tutti hanno votato. In democrazia si può vincere o perdere. Non è accettabile trasformare una sconfitta politica in una campagna di delegittimazione. Ed è qui che va detta una verità politica».
Mossa: «Da tempo è in atto un disegno sistematico di delegittimazione non solo della linea congressuale, ma anche della mia persona quale presidente eletto. Un’azione costruita attraverso interviste, prese di posizione esterne e tentativi di accreditare, presso ambienti istituzionali, una narrazione distorta dei fatti. La Fasi non è mai stata e non sarà terreno di regolamenti personali. Il confronto politico si fa negli organismi democratici, non cercando sponde esterne per indebolire un mandato congressuale». E ancora: «Ricorrere alle autorità giudiziarie è un diritto. Ma utilizzare il ricorso come prosecuzione della battaglia congressuale è una scelta politica precisa».
La Fasi ha già incaricato uno studio legale – annuncia Bastianino Mossa – «per tutelare i dirigenti, la propria reputazione e quella delle migliaia di iscritti che rappresenta». C’è poi un elemento oggettivo che non può essere ignorato: «La costituzione, da parte degli stessi soggetti, di una nuova agenzia viaggi. Quando a una rottura politica segue immediatamente la nascita di una struttura operativa nello stesso ambito dei servizi storicamente collegati al mondo federativo, è legittimo interrogarsi sulle priorità reali che hanno guidato certe scelte. Noi non inseguiamo polemiche. Ma non permetteremo che si riscriva la realtà».
«La verità – insiste il numero uno della Fasi – è che, mentre qualcuno sceglie la divisione, in diverse realtà stanno nascendo nuovi circoli che chiedono di affiliarsi alla Fasi proprio per riaffermare un modello basato su stabilità, progettualità e visione unitaria. Questo è il dato politico più significativo. Ad ogni uscita, risponde una nuova adesione. Ad ogni tentativo di frammentazione, risponde una volontà di rafforzamento. La Fasi non è una leadership personale. È una comunità organizzata che guarda al futuro: nuova legge sui sardi nel mondo, rafforzamento dei rapporti con le federazioni estere, servizi concreti per i circoli, centralità delle nuove generazioni, continuità territoriale e diritti. Chi ha scelto di uscire si assume la responsabilità di una frattura. Noi ci assumiamo la responsabilità dell’unità e della continuità. La Sardegna nel mondo non ha bisogno di guerre personali. Ha bisogno di solidità, coerenza e visione. La Fasi va avanti. Con determinazione. E senza arretrare di un millimetro» chiude Bastianino Mossa.

