Guerra in Iran, coppia sarda bloccata nelle Filippine: «Rischiamo di spendere fino a 14mila euro per tornare in Italia»
I due si sono rivolti all’ambasciata italiana e alla Farnesina, ma ancora non hanno trovato una soluzione a prezzi accessibili per fare rientro in Sardegna
Sassari Doveva essere il normale rientro da una vacanza, ma per molti sardi si è trasformato in una odissea. Tra loro ci sono Sara e Stefano, una coppia rimasta bloccata nelle Filippine dopo la cancellazione del volo di ritorno a causa della crisi in Medio Oriente.
Il suo rientro da Manila a Milano prevedeva infatti uno scalo in Kuwait, ma il volo è stato annullato dopo gli attacchi con droni e missili che hanno colpito l’aeroporto del Paese. «Siamo bloccati qui - raccontano -. Il nostro volo è stato cancellato perché la compagnia aerea ha sede in Kuwait e l’aeroporto è stato bombardato».
Sara e il suo compagno avevano cercato di prevenire la situazione già dal 28 febbraio, giorno dell’inizio della guerra tra Usa – Israele e Iran, contattando la compagnia aerea per avere informazioni o riprotezioni su altri voli. «Ci siamo mossi in anticipo proprio per evitare problemi – spiega – ma fino all’ultimo giorno abbiamo ricevuto solo messaggi automatici. Il servizio clienti è stato praticamente inesistente». La cancellazione definitiva del volo è arrivata appena dieci ore prima della partenza.
Di fronte all’impossibilità di rientrare, la coppia si è rivolta prima all’ambasciata italiana e poi alla Farnesina. «All’inizio ci hanno detto di aspettare perché la situazione stava evolvendo giorno dopo giorno», racconta Sara. «Ma il traffico aereo è rimasto bloccato e quando il volo è stato cancellato non abbiamo ricevuto nessuna assistenza concreta».
Secondo loro, la loro situazione non è stata considerata prioritaria dalle autorità preposte: «Sembra che, provenendo da una zona tranquilla, non ci sia da preoccuparsi per noi. Ma il problema è che tornare a casa è diventato quasi impossibile». Le alternative esistono, ma a costi proibitivi. I pochi voli disponibili per rientrare in Europa prevedono rotte lunghe e complicate, passando per città come Tokyo, Taipei o Istanbul.
«I prezzi vanno dai 2.500 fino ai 14mila euro per un viaggio di circa 18 ore», spiega Sara. «E ovviamente sarebbe tutto a nostre spese, così come lo sono questi giorni di permanenza forzata».
Un altro italiano presente nelle Filippine è riuscito a trovare una soluzione acquistando un volo con scali a Taipei e Parigi prima di arrivare a Milano. «Questa è stata l’indicazione che ci è stata data: prendere quei voli», racconta Sara con amarezza. «Ma è un po’ come dire “capitan ovvio”. Il problema non è sapere quali rotte esistono, ma riuscire ad accedervi – dato che prima del 13 non è presente alcun volo a prezzi umanamente concepibili – e i prezzi».
Nel frattempo Sara e il suo compagno restano a Manila, cercando ogni giorno nuove combinazioni di viaggio sui siti di prenotazione. «Ormai conosciamo le rotte di ricerca meglio delle vie della nostra città», dice. «Abbiamo provato qualsiasi soluzione, persino dagli Stati Uniti, da Los Angeles o San Francisco». «Non siamo gli unici. Ci sono tanti connazionali nella stessa situazione e qualcuno, disperato, ha già comprato voli da oltre duemila euro pur di tornare a casa».
Nel frattempo, ogni giorno che passa sono nuove spese e giorni di lavoro persi spiegano: «Siamo fortunati perché qui il costo della vita è basso», conclude Sara. «Ma entrambi lavoriamo e non possiamo permetterci di restare qui ancora a lungo».