Droni all’Ucraina, Mosca pubblica la lista di aziende europee “nemiche” e quattro sono italiane: «Conseguenze imprevedibili»
Diffusi nomi e indirizzi di 21 stabilimenti. Il Cremlino parla di escalation e Medvedev evoca “obiettivi militari”, mentre cresce la preoccupazione per possibili ritorsioni contro le imprese coinvolte
Roma Il ministero della Difesa russo ha pubblicato un elenco di 21 stabilimenti situati in diversi Paesi europei e in Israele, indicati come coinvolti nella produzione di droni o componenti destinati alle forze armate ucraine. Tra questi figurano anche quattro aziende italiane, localizzate tra Veneto, Lombardia e Piemonte.
Nel comunicato ufficiale, Mosca sostiene che «i vertici di diversi Paesi europei hanno deciso di aumentare la produzione e la fornitura di velivoli senza pilota all’Ucraina per sferrare attacchi sul territorio russo», parlando di un incremento dei finanziamenti alle imprese impegnate nella filiera dei droni. Secondo il dicastero, questa scelta rappresenterebbe «un passo deliberato» destinato a provocare «una forte escalation della situazione militare e politica» in Europa e a trasformare progressivamente questi Paesi in «una retrovia strategica per l’Ucraina».
Nella stessa comunicazione si fa riferimento a «conseguenze imprevedibili» e si invita l’opinione pubblica europea a «conoscere gli indirizzi e l’ubicazione delle aziende» coinvolte. Le grafiche diffuse con nomi e indirizzi sono state rapidamente rilanciate sui canali Telegram filorussi anche in lingua italiana, aumentando l’esposizione delle imprese citate a possibili contestazioni o atti ostili.
Sulla vicenda è intervenuto anche Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, che su X ha scritto che la lista «va presa alla lettera» e che le strutture indicate rappresentano «potenziali obiettivi per le forze armate russe», senza precisare tempi o modalità di eventuali attacchi. Più cauto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che ha parlato di un «coinvolgimento diretto» dei Paesi europei nel conflitto «in aumento».
L’iniziativa segna un ulteriore irrigidimento del linguaggio da parte di Mosca, che torna ad ampliare il perimetro delle minacce al di fuori del teatro ucraino. Oltre alla pubblicazione dell’elenco, è in discussione alla Duma una proposta che attribuirebbe al Cremlino il diritto di intervenire contro Stati accusati di violare i diritti delle minoranze russe, con riferimenti impliciti ai Paesi baltici.
Tra le aziende citate compare anche la Destinus, società con sede nei Paesi Bassi fondata nel 2021 dal fisico di origine russa Mikhail Kokorich. Nell’elenco viene menzionato uno dei suoi prodotti, il drone “Ruta”, descritto come un velivolo a lungo raggio capace di trasportare carichi esplosivi significativi.
La diffusione di nomi e indirizzi di aziende europee segna un passaggio inedito nella comunicazione ufficiale russa, spostando la pressione direttamente sulle realtà industriali coinvolte nelle forniture a Kiev. Un passaggio che, al di là delle dichiarazioni, solleva interrogativi sul piano della sicurezza e sulle possibili conseguenze per le imprese indicate.
