Guerra e caro energia: per gli agricoltori una stangata da 3600 euro - Dalla Sardegna l’appello al ministro Lollobrigida
Il titolare del dicastero all’iniziativa Coldiretti alla Fiera di Cagliari
Cagliari Almeno tremila agricoltori si sono ritrovati stamattina 8 maggio alla Fiera di Cagliari con un messaggio chiaro: i campi italiani non possono continuare a pagare il prezzo delle guerre e della dipendenza energetica dall’estero. Tra bollette alle stelle, carburanti impazziti e fertilizzanti sempre più cari, allevatori e pastori denunciano una crisi che rischia di travolgere uno dei simboli del Made in Italy agroalimentare: la filiera ovina sarda del Pecorino Romano Dop.
La mobilitazione organizzata da Coldiretti ha riunito il presidente Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo, il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
Sul tavolo, i numeri pesanti elaborati dal Centro Studi Divulga: nei primi due mesi di guerra in Iran gli allevatori italiani hanno subito rincari fino a 3.600 euro per azienda, con aumenti che arrivano a 95 euro a tonnellata per il latte ovino. A pesare è soprattutto il caro energia. Il gasolio agricolo, dopo una breve frenata, è tornato a salire fino a 1,42 euro al litro contro gli 85 centesimi di inizio anno. Un aumento che colpisce ogni fase del lavoro. Non meno pesante è la corsa dei fertilizzanti, con l’urea passata da 470 a 870 euro a tonnellata in un anno (+85%), mentre il nitrato ammonico è aumentato del 38%. Da qui la richiesta di accelerare su alternative sostenibili e meno dipendenti dai mercati esteri. Tra le soluzioni indicate c’è il digestato, sottoprodotto del biogas ottenuto da scarti agricoli e liquami, utilizzato come fertilizzante naturale capace di restituire nutrienti al terreno riducendo l’uso della chimica tradizionale.
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