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Economia
L’allarme

Guerre e petrolio agitano i mutui: «Meglio il tasso fisso, le rate variabili sono ad alto rischio»- Che cosa sta succedendo

di Luigi Soriga

	Cartelli di case in vendita, nel riquadro l'economista Gianfranco Atzeni
Cartelli di case in vendita, nel riquadro l'economista Gianfranco Atzeni

L’economista Gianfranco Atzeni: «Inflazione dietro l’angolo, troppe le incertezze: oggi io andrei sul sicuro»

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Sassari Le tensioni nel Golfo non sono più solo una questione di politica internazionale, ma entrano prepotentemente nelle case dei cittadini, influenzando direttamente le rate dei mutui. Gli scenari di mercato sono incerti, l’instabilità nelle aree di produzione petrolifera genera una scossa che si trasmette rapidamente ai tassi d’interesse. In un contesto segnato dal rischio inflazione il tasso variabile si trova oggi a un punto di svolta. E chi si appresta a stipulare un mutuo nei prossimi mesi, si muoverà su un terreno particolarmente sdrucciolevole. Per orientarsi in questa fase delicata ed evitare pericolosi inciampi, l'economista Gianfranco Atzeni dà qualche suggerimento.

Alla luce degli indici attuali, un esperto come lei oggi punterebbe sulla sicurezza del fisso o intravede lo spazio per una scommessa sul variabile?

«Certamente in questi casi, quando ci si aspetta turbolenza, si punta sul fisso. Il mutuo è un impegno a lungo termine e ci si deve assicurare contro le oscillazioni dei mercati. Non sappiamo con certezza come saranno i tassi nel prossimo biennio, ma lo shock non si è ancora manifestato del tutto. Anche se la guerra finisse domani, ci vorrebbe tempo per recuperare la produzione di petrolio mancata. Un effetto sui prezzi si avrà sicuramente, quindi è meglio puntare sul tasso fisso. Non scommetterei su un abbassamento dei tassi nel prossimo biennio».

Oltre alla surroga, quali strumenti dovrebbero essere attivati per proteggere chi ha contratto mutui variabili in anni di tassi zero e ora è in difficoltà?

«Dobbiamo ricordare che tra il 2019 e il 2021 l'Euribor era negativo e chi ha stipulato un variabile allora ha pagato pochissimo. La scelta del tasso è una decisione contrattuale individuale; il governo non dovrebbe intervenire perché sarebbe una turbativa del mercato. Esistono però strumenti contrattuali che le banche possono adottare per andare incontro ai clienti. Oltre alla surroga, si può allungare la durata del mutuo o ricontrattare il piano di ammortamento. Un’altra opzione è il tasso variabile con un tetto (cap), anche se spesso questi contratti prevedono anche un pavimento (floor), ovvero un tasso minimo sotto il quale non si scende, per tutelare i margini della banca».

Per un cittadino non è sempre chiaro il nesso tra le tensioni nel Golfo e la rata del mutuo. Come può il rischio geopolitico influenzare l’Euribor?

«Il nesso sta nell’instabilità politica e nella guerra nel Golfo, che influenzano il prezzo del petrolio e dell’energia. Questo porta a un aumento dei costi di produzione e, di conseguenza, a un aumento dei prezzi. Quando i prezzi salgono, le banche devono applicare tassi che tengano conto dell'inflazione: se ci sono aspettative di crescita dei prezzi, ci si attende che i tassi aumentino. Al momento osserviamo un incremento immediato del petrolio, ma l'effetto sui beni di consumo, come le uova o la lattuga, non è ancora così evidente da generare un innalzamento dei tassi. Tuttavia, le aspettative contano: l'Euribor assorbe queste previsioni e le incorpora. Tra marzo e aprile abbiamo visto un incremento modesto dell'Euribor, circa il 6%, dovuto alla guerra in Iran. Siamo ancora in una fase di turbolenza non paragonabile a quella seguita allo scoppio della guerra in Ucraina, quando il tasso superò il 3%».

Spesso si guarda alle banche con diffidenza in questi momenti di crisi...

«Le banche non sono i “cattivi” che sfruttano le posizioni deboli. Esse si assumono il rischio di prestare denaro con un ritorno incerto. Sebbene si proteggano con le ipoteche, per una banca è del tutto inefficiente pignorare e liquidare una casa: ha costi alti e non è un processo fluido. Le banche hanno tutto l'interesse a trovare soluzioni contrattuali affinché il cliente riesca a rientrare regolarmente del debito».

Esiste una “specificità sarda” nell'accesso al credito o è più difficile per un sardo ottenere un mutuo rispetto a un residente nel Nord?

«Non credo l’isola sia diversa dal resto d’Italia. La negoziazione dipende dalla ricchezza della famiglia che chiede il prestito: un soggetto non “bancabile” in Lombardia non viene trattato diversamente in Sardegna. Chiaramente in Lombardia ci sono famiglie mediamente più ricche e questo fa la differenza. Oggi il problema non è solo trovare rate abbordabili, ma affrontare prezzi delle case spesso fuori mercato, che rendono difficile l'acquisto soprattutto per i giovani».

A proposito delle nuove generazioni, qual è l'ostacolo principale per loro?

«Oggi esistono provvedimenti nazionali che consentono ai giovani di avere mutui al 100% con garanzia statale a tassi relativamente buoni, intorno al 3,5%. Il vero ostacolo non è il mercato finanziario, ma il mercato del lavoro. L'incertezza del lavoro e la mancanza di contratti a tempo indeterminato rendono i giovani soggetti non bancabili. Non è che le banche non vogliano prestare ai giovani, ma non possono assumersi qualunque rischio se manca la stabilità professionale».

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