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Agenzia delle Entrate, si accorciano i tempi per il pignoramento dei conti correnti: chi rischia e come difendersi

Agenzia delle Entrate, si accorciano i tempi per il pignoramento dei conti correnti: chi rischia e come difendersi

Cartelle esattoriali dimenticate e tributi non versati possono trasformarsi in tempi brevi in un serio problema economico

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Cartelle esattoriali dimenticate, tributi non versati e piani di rateizzazione saltati possono trasformarsi in tempi brevi in un serio problema economico. Negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha infatti accelerato le attività di recupero grazie ai sistemi digitali e all’accesso rapido alle informazioni bancarie dei contribuenti. Tra le conseguenze più pesanti c’è il pignoramento del conto corrente, una procedura che può bloccare parte delle somme disponibili e creare difficoltà immediate nella gestione delle spese quotidiane, dell’attività professionale o del bilancio familiare.

Chi è maggiormente esposto

A temere maggiormente i controlli sono soprattutto autonomi, professionisti, titolari di partita Iva e imprese che negli ultimi anni hanno accumulato debiti fiscali o contributivi. Non si tratta però solo di grandi aziende o contribuenti con esposizioni elevate: anche importi inizialmente contenuti, lasciati insoluti per lungo tempo, possono crescere fino a sfociare in azioni esecutive.

Tra le posizioni considerate più delicate ci sono quelle legate a Iva non pagata, contributi previdenziali arretrati e imposte sui redditi rimaste sospese. Anche i privati cittadini possono però trovarsi coinvolti per bolli auto non versati, Tari, multe stradali o altri tributi locali rimasti aperti.

Come scatta il pignoramento

Il pignoramento del conto corrente è uno degli strumenti utilizzati dal Fisco per recuperare forzosamente i crediti non saldati. Prima di arrivare al blocco delle somme esiste comunque una procedura precisa: il contribuente riceve cartelle, avvisi e comunicazioni ufficiali con l’indicazione degli importi dovuti e dei termini entro cui pagare oppure richiedere una rateizzazione.

Se la posizione non viene regolarizzata, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può notificare l’atto direttamente alla banca. A quel punto l’istituto di credito è tenuto a congelare le somme presenti sul conto entro i limiti indicati nell’atto di pignoramento. Spesso il contribuente scopre il provvedimento solo al momento di effettuare un bonifico, un prelievo o un pagamento elettronico, trovandosi improvvisamente con disponibilità ridotte.

Le garanzie per i contribuenti

La legge prevede comunque alcune forme di tutela. Stipendi e pensioni accreditati sul conto corrente non possono essere pignorati integralmente e beneficiano di limiti specifici fissati dalla normativa. Questo non significa però che il conto sia completamente protetto: una parte delle somme può comunque essere sottoposta a vincolo entro le soglie consentite.

Come evitare il blocco del conto

Per evitare di arrivare al pignoramento è fondamentale intervenire prima dell’avvio della procedura esecutiva. Uno degli strumenti più utilizzati è la rateizzazione del debito: quando il piano viene approvato e le rate vengono pagate regolarmente, le procedure di recupero vengono generalmente sospese.

Anche controllare attentamente le richieste ricevute può fare la differenza. In alcuni casi possono emergere errori negli importi, notifiche irregolari o situazioni di prescrizione. Per questo molti contribuenti scelgono di rivolgersi a commercialisti o professionisti specializzati per verificare la correttezza della documentazione.

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