La Nuova Sardegna

La polemica ad Alghero

Il video choc sugli animali in classe, la psichiatra: «Sui bimbi effetti negativi, per loro cani e conigli sono compagni di gioco»

di Luigi Soriga
Il video choc sugli animali in classe, la psichiatra: «Sui bimbi effetti negativi, per loro cani e conigli sono compagni di gioco»

Nivoli (Aou): «A quell’età rimane solo un senso di sofferenza e il trauma: l’apprendimento è altra cosa»

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Sassari La chiamano sensibilizzazione, ma somiglia molto a un'imboscata emotiva. Quello che è accaduto alla scuola dell’Argillera di Alghero mostra il cortocircuito di un’epoca che ha fretta di far crescere i bambini, saltando i passaggi della loro maturazione. Una lezione sui diritti degli animali si è trasformata in un piccolo caso nazionale. Ma oltre le denunce dei genitori e i silenzi della scuola, resta il nodo più delicato: cosa succede nella testa di un bambino quando lo shock prende il posto dell’educazione? Mostrare la crudeltà del mondo a chi ha appena sei anni non produce coscienza, produce solo spavento. E disorientamento, perché la scuola cessa di essere il luogo sicuro per diventare il posto dove si sperimenta l'ansia. Un’analisi netta, arriva da Alessandra Nivoli, direttrice della clinica psichiatrica dell’Aou di Sassari.

L'utilizzo dello shock emotivo viene spesso usato con gli adulti per scuotere le coscienze. Perché con i bambini non funziona?

«Negli adulti, lo shock emotivo come strumento di persuasione, attiva un processo di ragionamento e di rielaborazione. Nei bambini piccoli questo non può accadere: loro non hanno ancora gli strumenti cognitivi per poter contestualizzare questo tipo di immagini e mancano di capacità critica. Il loro è un pensiero concreto, strettamente legato alla valutazione immediata dell'immagine emotiva. Per questo su di loro l'impatto è inevitabilmente negativo: non essendoci i filtri per elaborare il messaggio, non resterà un apprendimento, ma solo un'impressione di sofferenza e il trauma dell'impatto».

Gli attivisti si difendono dicendo che nei video mostrati ad Alghero non c'erano scene di sangue o mutilazioni. Questo basta a mettere i bambini al sicuro?

«Assolutamente no. Non c'è bisogno che ci sia per forza una sequenza di sangue e morte per generare una reazione interiore profonda. I filmati di cui parliamo sono costruiti usando coniglietti o cagnolini, che nell'immaginario dei piccoli sono i compagni di giochi. Si tratta di video di manipolazione emotiva, strutturati con montaggi suggestivi e accompagnati dalla musica, in cui la sofferenza animale è comunque evidente. Sono prodotti capaci di impattare fortemente su un adulto, figuriamoci su un bambino. I più piccoli semplicemente non sono pronti a una narrativa di questo tipo, che richiederebbe invece un percorso graduale e guidato».

Tra le accuse dei genitori c'è il fatto che alcuni bimbi abbiano affermato di voler diventare vegani.

«È comprensibile. L'intensità emotiva in un bambino può diventare traumatizzante. Se queste slide e questi video sono stati legati direttamente al cibo, non c'è da stupirsi che possano esserci delle conseguenze immediate e concrete nel rapporto con la propria alimentazione».

Oltre al contenuto in sé, quanto incide il fatto che queste immagini siano state proiettate proprio dentro un'aula scolastica?

«Questo è un altro aspetto fondamentale e riguarda il contesto. Per i bambini la scuola rappresenta uno spazio protetto, un luogo di assoluta sicurezza dove le maestre li difendono e i compagni costituiscono una sorta di seconda famiglia. Quando un adulto introduce in questo ambiente protetto contenuti ad alto impatto emotivo e destabilizzanti, viene messo in discussione il ruolo stesso della scuola come rifugio sicuro, e questo crea disorientamento».

Cosa dobbiamo aspettarci adesso per questi bambini?

«È importante rassicurare le famiglie: non tutti svilupperanno conseguenze persistenti. Nella maggior parte dei casi, se i piccoli vengono adeguatamente supportati, ascoltati e rassicurati dagli adulti di riferimento, le reazioni negative tendono a ridursi e a scomparire spontaneamente».

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