Affitto sotto il prezzo di mercato, l’Agenzia delle Entrate può chiedere spiegazioni anche se tra familiari
Il canone ridotto resta lecito ma il proprietario può essere chiamato a spiegare le ragioni della scelta
Roma Registrare il contratto di locazione e dichiarare il canone incassato non basta, da solo, a escludere possibili verifiche fiscali. Anche un affitto formalmente regolare può attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate se il prezzo indicato nel contratto risulta molto più basso rispetto ai valori di mercato.
Il tema riguarda tutti i proprietari, compresi quelli che concedono un immobile in affitto a figli, genitori o altri parenti. Il rapporto familiare può giustificare condizioni più favorevoli, ma non rende automaticamente inattaccabile un canone simbolico o comunque molto ridotto.
Il punto centrale è il principio di antieconomicità. Secondo l’orientamento della Corte di Cassazione, un’operazione che appare manifestamente svantaggiosa dal punto di vista economico può diventare un elemento indiziario utile per avviare un controllo. Nel caso degli affitti, un canone molto distante da quello normalmente richiesto per immobili simili nella stessa zona può far nascere il sospetto che il reddito effettivo sia diverso da quello dichiarato o che esistano accordi non riportati nel contratto.
Questo non significa che un affitto basso sia, di per sé, evasione fiscale. Il proprietario resta libero di stabilire il prezzo della locazione. Tuttavia, quando la scelta appare difficilmente spiegabile sul piano economico, il Fisco può chiedere chiarimenti e valutare la coerenza dell’operazione.
La questione emerge spesso nei rapporti familiari. Un genitore può decidere di affittare una casa a un figlio a un prezzo contenuto, anche molto inferiore a quello di mercato. Ma la parentela, da sola, non impedisce all’Amministrazione finanziaria di verificare se il canone indicato sia effettivamente quello pattuito e percepito.
In caso di contestazione, il contribuente può dimostrare che il prezzo ridotto ha motivazioni reali. Possono contare, ad esempio, le condizioni dell’immobile, la necessità di lavori di manutenzione, la situazione economica dell’inquilino o la volontà di sostenere un familiare. Più ampia è la distanza rispetto ai valori ordinari, più diventa importante poter documentare le ragioni della scelta.
La regolarità formale del contratto resta quindi fondamentale, ma potrebbe non essere sufficiente se l’operazione appare priva di una logica economica evidente. Per chi concede un immobile a condizioni particolarmente vantaggiose, soprattutto in ambito familiare, è prudente conservare ogni elemento utile a spiegare il canone applicato.
L’indicazione è chiara: gli affitti a prezzo ridotto sono leciti, ma non sono automaticamente al riparo dai controlli. Se il canone si discosta in modo significativo dai valori di mercato, l’Agenzia delle Entrate può chiedere spiegazioni anche quando il contratto è stato registrato e gli obblighi formali sono stati rispettati.
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