Sassari, truffa da 200mila euro: «Mi diceva “domani te li restituisco”, ma mi ha raggirato» – Il racconto
Dalla testimonianza dell’anziano imprenditore agricolo è scattato l’arresto
Sassari Per cinque anni gli avrebbe fatto credere che la restitzione del denaro fosse sempre a un passo. Prima le cure mediche, poi i debiti, le emergenze familiari, un’eredità da sbloccare, un trattore promesso in cambio dei soldi prestati e perfino una villetta a Stintino. Quando non bastava più la sua voce, si trasformava in un fantomatico avvocato di nome «Giampaolo», inviando messaggi vocali su whatsapp per chiedere altri soldi. È un’inchiesta fatta di promesse mai mantenute, false identità e una sofisticata manipolazione psicologica quella che ha portato i carabinieri ad arrestare un operaio sassarese di 45 anni, accusato di aver sottratto oltre 200mila euro a un imprenditore agricolo di 72 anni.
La vittima
La vittima, originaria del Nuorese ma residente nell’hinterland sassarese, aveva conosciuto il quarantacinquenne nel 2021. Quello che era nato come un rapporto di amicizia si sarebbe trasformato in una lunga spirale di richieste di denaro. All’inizio le somme servivano, secondo il racconto dell’indagato, per cure mediche e difficoltà familiari. Poi le richieste si sarebbero fatte sempre più frequenti e consistenti. Secondo i carabinieri della Sezione operativa, l’uomo avrebbe costruito un meccanismo psicologico preciso, convincere l’anziano che, con un ultimo sacrificio economico, sarebbe riuscito a recuperare tutto il denaro già prestato. Così sarebbero comparsi racconti sempre più fantasiosi. Un’eredità da sbloccare, 50mila euro custoditi dal parroco della chiesa di Carbonazzi per sfuggire a un sequestro dell’Agenzia delle Entrate, un trattore agricolo e persino una villetta a Stintino come parziale risarcimento del debito.
Il finto avvocato
Per rendere credibili le richieste, il quarantacinquenne si sarebbe addirittura finto un avvocato di nome «Giampaolo», modificando il tono della voce e inviando messaggi vocali alla vittima. L’imprenditore agricolo, ormai senza più risparmi e dopo aver prosciugato anche le disponibilità della sua azienda, si è rivolto ai carabinieri.
La trappola
L’11 giugno è scattata la trappola. I militari hanno fotocopiato e registrato i numeri seriali di cinque banconote da 50 euro, i 250 euro che l’anziano avrebbe dovuto consegnare al presunto truffatore. Gli investigatori si sono appostati attorno a un bar di via Carbonazzi e hanno assistito all’incontro. Alle 15.30 il quarantacinquenne era seduto a un tavolino esterno del bar. Poco dopo è arrivata la vittima. I due hanno bevuto qualcosa insieme e l’anziano gli ha consegnato il denaro. Pochi minuti dopo l’uomo si è allontanato verso via Corraduzza, ma è stato fermato dai carabinieri dopo appena trecento metri. Nella tasca dei pantaloni aveva ancora le cinque banconote appena ricevute, perfettamente corrispondenti ai numeri seriali annotati dai militari.
Nella successiva perquisizione domiciliare sono stati trovati documenti relativi a vaglia postali, carte Postepay e altra documentazione bancaria ritenuta utile alle indagini. Tra gli atti compaiono anche fogli manoscritti nei quali il quarantacinquenne avrebbe riconosciuto di avere ricevuto almeno 129mila euro e un ulteriore prestito di 25mila euro. Dopo quattro giorni di carcere, lunedì è tornato in libertà, ma a breve dovrà affrontare il processo.
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