Bending Spoons, chi sono i quattro miliardari italiani che puntano a Wall Street: «La nostra impresa è nata da un fallimento»
L’azienda è nata da un fallimento e ora si prepara allo sbarco al Nasdaq
È nata da un fallimento e ora si prepara a una delle più grandi scommesse tecnologiche italiane. Bending Spoons, la società milanese fondata da quattro giovani ingegneri, punta allo sbarco a Wall Street con una valutazione che potrebbe raggiungere i 20-25 miliardi di dollari. Un traguardo che, per dimensioni, la avvicinerebbe ai grandi nomi dell’industria italiana che hanno saputo conquistare i mercati internazionali.
La storia parte però da un flop. Nel 2010 Francesco Patarnello, Matteo Danieli e Luca Ferrari, appena laureati in ingegneria, lanciano Evertale, un’applicazione basata sull’intelligenza artificiale pensata per creare un diario digitale delle attività degli utenti. Il progetto raccoglie un milione di dollari, ma il mercato non risponde. Nel 2013 la situazione è drammatica: zero ricavi, pochi mesi di autonomia finanziaria e la consapevolezza che l’idea non ha funzionato.
«Evertale è un flop», ha raccontato Ferrari al Corriere della Sera. Ma proprio da quell’esperienza nasce la svolta. Con l’ingresso di Luca Querella e con appena 40 mila dollari rimasti in cassa, i quattro fondano Bending Spoons, nome ispirato alla celebre scena di Matrix in cui un bambino piega un cucchiaio con la forza del pensiero.
Il modello di business
Il modello scelto è ambizioso: acquisire aziende tecnologiche, trasformarle attraverso investimenti, nuove strategie commerciali e sviluppo del prodotto, quindi reinvestire i profitti in nuove operazioni. Una sorta di private equity digitale, con una differenza sostanziale: finora Bending Spoons non ha mai rivenduto le società acquisite.
La crescita è stata rapidissima. Dal primo acquisto del 2014, costato appena 10 mila dollari, il gruppo è arrivato a oltre 50 acquisizioni, rilevando realtà tecnologiche internazionali come Evernote, Vimeo e WeTransfer. Operazioni che hanno generato anche critiche: il rilancio delle aziende è spesso passato da aumenti dei prezzi, riorganizzazioni interne e tagli al personale.
Sul fronte finanziario, però, il consenso è stato crescente. Bending Spoons ha raccolto circa 5 miliardi di capitali da investitori internazionali e nell’ultimo aumento di capitale ha raggiunto una valutazione di 11 miliardi. Oggi il gruppo dichiara oltre 500 milioni di utenti per le proprie applicazioni e ricavi in forte crescita.
La sfida
La prossima sfida sarà la quotazione americana. Secondo le indiscrezioni riportate anche dal Corriere della Sera, la società potrebbe raccogliere tra 3 e 4 miliardi di dollari con l’Ipo, puntando a una capitalizzazione compresa fra 20 e 25 miliardi. Una scelta che guarda a un mercato più abituato a premiare le aziende tecnologiche ad alta crescita.
«Vediamo un’enorme opportunità davanti a noi», ha spiegato Ferrari presentando il percorso verso la Borsa, indicando oltre mille possibili obiettivi di acquisizione nel settore digitale.
La quotazione potrebbe trasformare i quattro fondatori in miliardari sulla carta, grazie alla quota ancora detenuta nella società. Ma l’obiettivo dichiarato non sembra essere quello di monetizzare, quanto di continuare a costruire un gruppo tecnologico globale nato in Italia.
«Mi piace l’idea di lasciare un segno e costruire un’azienda di calibro internazionale per l’Italia – ha detto Ferrari al Corriere –. Al Paese potrebbe dare uno scossone e provocare quel cambio culturale di cui ha bisogno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
