Ristoranti off limits, show rinviati, sport impraticabili: le zanzare fanno paura
L’emergenza ritorna con la morte di una 90enne. L’invasione degli insetti killer sta mettendo a rischio anche la stagione estiva
Oristano La morte della novantenne di Oristano, primo decesso dell’anno in Sardegna legato alla Febbre del Nilo, ha riportato l’attenzione su un’emergenza che da settimane interessa tutta l’isola, ma in special modo la sua costa ovest. La presenza massiccia di zanzare, favorita dalle condizioni climatiche di questa estate, è ormai un problema diffuso, ma nell’Oristanese e più in generale lungo la fascia centro-meridionale gli effetti si fanno sentire con particolare intensità. Nel Sinis, soprattutto al calare del sole, sciami di insetti mettono in difficoltà attività economiche, turismo e manifestazioni culturali: i clienti abbandonano i tavoli dei ristoranti, gli spettacoli iniziano più tardi e praticare sport all’aperto diventa complicato. Gli operatori chiedono interventi straordinari e una programmazione stabile.
A San Giovanni di Sinis l’ora più critica coincide con la cena. «Ho avuto clienti che si sono accomodati per mangiare e sono scappati via subito dopo, qualche volta senza neppure consumare ciò che avevano ordinato – racconta Marina Pau, titolare del ristorante-bar Da Marina, sulla strada che conduce agli scavi archeologici –. Per circa un’ora la presenza degli insetti è insostenibile. Poi tendono a diradarsi, ma sono davvero tanti».
Un danno che si somma alle difficoltà causate dal caldo. Anche nel vicino Vento Maestro, affacciato sul mare, il problema si ripresenta ogni sera. «All’imbrunire arrivano veri e propri sciami di zanzare, che ci impediscono di lavorare durante gli aperitivi e le cene – spiega Francesca Muroni, legale rappresentante della cooperativa Cultour –. Noi facciamo quel che possiamo: effettuiamo privatamente due o tre disinfestazioni all’anno. Pensiamo ora di installare un impianto fisso di nebulizzazione con prodotti biologici lungo il perimetro del locale, per tamponare».
A giudizio degli operatori, gli interventi privati non sono sufficienti. «Occorre che ognuno faccia la propria parte. Oltre alla Provincia, anche il Comune di Cabras dovrebbe stanziare risorse e programmare interventi periodici durante l’estate – continua Muroni –. È capitato di avere la sala piena, che arrivassero le zanzare e la gente si alzasse e scappasse via. Per questo stiamo valutando di sospendere le cene, un’iniziativa estrema che ci auguriamo di non dover adottare».
Gli insetti stanno condizionando anche il calendario culturale. La Fondazione Mont’e Prama ha posticipato dalle 21 alle 22 l’inizio degli spettacoli nell’anfiteatro di Tharros. «Durante il giorno ci sono poche zanzare, ma al crepuscolo arrivano veri e propri nugoli – racconta il segretario generale Alessandro Girei –. Negli anni scorsi con le disinfestazioni riuscivamo a contenerle. Quest’anno, invece, sono molte di più e rischiano di rendere impraticabili gli eventi». Così si è corsi ai ripari. «Abbiamo modificato gli orari e stiamo coordinando con la Provincia interventi puntuali. Nei tavoli tecnici fatti in primavera nessuno si aspettava un’emergenza di queste proporzioni».
Anche nell’area archeologica «il tramonto, uno dei momenti più suggestivi per fare la visita, è diventato una prova di resistenza – racconta la curatrice di Tharros, Ilaria Orri –. La fase critica dura circa un’ora, da prima che il sole cali fino a quando fa buio. Ci sono stati giorni in cui i repellenti non sono bastati e il personale ha dovuto lavorare in condizioni difficili, oltre a raccogliere le proteste dei turisti. Ci dispiace lasciare un brutto ricordo a chi viene a visitare questo territorio».
La situazione è temporaneamente migliorata negli ultimi giorni, complice un calo delle temperature, ma ora preoccupa la loro risalita. «Noi lavoriamo soltanto a pranzo, eppure un po’ di zanzare arrivano comunque – dichiara Marcello Pinna, titolare del ristorante Abraxas nel villaggio di San Salvatore, interno alla costa del Sinis –. La situazione migliora solo quando soffia il maestrale».
A Torregrande la situazione non migliora. «Abbiamo installato le zanzariere ed effettuiamo trattamenti a scadenze regolari – racconta la titolare di una struttura recettiva del centro abitato, Marcella Setzu –. Chi lavora nel turismo deve organizzarsi, da noi la situazione è sotto controllo e nessun ospite fino a oggi si è lamentato». Molto più critica è invece la situazione del Camping Spinnaker, vicino alla pineta: «Paghiamo la disinfestazione due volte alla settimana, ma non riusciamo a liberarcene – afferma il gestore del ristorante, Salvatore Loi –. Se non si dispongono interventi attorno al campeggio, ciò che facciamo da soli serve a poco. Le istituzioni devono darsi una mossa e agire: i clienti sono arrabbiati e il rischio è che ne arrivino sempre meno».
L’invasione rende complicato anche praticare sport all’aperto. «D’estate si può giocare a tennis soltanto dalle 19 in poi, per via del caldo – spiega il presidente del TC 70, Alessandro Montisci –, proprio quando arrivano le zanzare. Diventa difficile persino restare in campo. In realtà sui nostri campi ci sono anche durante gli allenamenti invernali. Non si può intervenire a giugno, occorre sviluppare un programma sui dodici mesi».
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