Detenuto morto a Bancali, perché era in carcere e perché «doveva essere sorvegliato diversamente»
Il precedente ricovero in Psichiatria e le segnalazioni dei sindacati riaprono il tema della sorveglianza
Sassari La fragilità del 36enne morto durante la la notte nel carcere di Bancali non era sconosciuta. Poco più di un anno fa, nel marzo 2025, il 36enne era stato protagonista di una grave crisi nel centro di Sassari: aveva danneggiato alcune auto, colpito un autobus dell’Arst e minacciato alcuni passanti con una spranga, prima di essere bloccato dalle forze dell’ordine e affidato alle cure del personale sanitario. Quel giorno il suo percorso si era concluso con il ricovero nel reparto di Psichiatria dell’ospedale civile.
Oggi, dopo la tragedia avvenuta nella sezione sanitaria del carcere di Bancali, quel precedente riapre interrogativi che vanno ben oltre la ricostruzione dell’incendio costato la vita al giovane. Sono gli stessi sindacati della Polizia penitenziaria a chiedere che quanto accaduto non venga liquidato come un episodio imprevedibile. La Fns Cisl Sardegna ricorda di avere segnalato già il 23 giugno alla direzione dell’istituto le criticità legate alla gestione dei detenuti con particolari fragilità psichiche e comportamentali, sollecitando misure organizzative e di vigilanza per prevenire gesti autolesivi e situazioni di grave rischio. Una nota che, secondo il sindacato, sarebbe rimasta senza riscontro. «Quando una persona perde la vita mentre è affidata alla custodia dello Stato, perde lo Stato», afferma la sigla, che da una parte esprime cordoglio per la vittima e dall’altra rende omaggio agli agenti intervenuti tra fumo e fiamme per mettere in salvo gli altri detenuti della sezione, riportando a loro volta ustioni e intossicazioni.
Tra i punti sui quali la Fns chiede chiarezza c’è anche la disponibilità dell’eventuale accendino con cui sarebbe stato appiccato il rogo, circostanza che dovrà essere verificata dagli investigatori. Dubbi ai quali si aggiungono quelli sollevati dal ConSiPe, che descrive Bancali come «una polveriera» e riferisce di segnalazioni relative alla presunta assenza, in alcune sezioni, dei bocchettoni antincendio per il collegamento delle manichette, una criticità che, se accertata, aprirebbe un ulteriore fronte sul piano della sicurezza.
Su tutti questi aspetti dovranno fare luce gli accertamenti della Procura di Sassari. L’inchiesta è coordinata dalla sostituta procuratrice Camilla Battaglini, che dovrà ricostruire l’esatta sequenza dei fatti, verificare le cause dell’incendio e accertare se vi siano eventuali responsabilità o carenze organizzative. Ma al di là dell’esito delle indagini, la morte del 36enne riporta al centro una questione che da anni attraversa il sistema penitenziario: come gestire persone con gravi fragilità psichiche all’interno di strutture che gli stessi operatori definiscono sempre più sotto pressione, tra carenza di organici, assistenza sanitaria insufficiente e un numero crescente di emergenze.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
