Afa e caldo record in Sardegna: colture distrutte e allevamenti in grave difficoltà
Arborea lancia l’allarme: il Comune chiede lo stato di calamità
ArboreaTermometri impazziti, stalle trasformate in forni e produzioni agricole bruciate dal sole. La situazione ad Arborea ha superato la soglia di guardia, spingendo la giunta guidata dalla sindaca Manuela Pintus a dichiarare lo stato di calamità naturale. Non è una formalità, ma il grido d’allarme di un territorio, pilastro dell’agroalimentare sardo, messo in ginocchio dall’estate apocalittica.
Un caldo così prolungato non si ricordava a memoria d’uomo nella cittadina della Bonifica, dove l’ondata africana mette in pericolo colture e allevamenti. I veri testimoni del disastro sono gli agricoltori, costretti a combattere in prima linea. Nessun settore si salva, sfinito da temperature notturne sopra i 27 gradi e massime che al mattino hanno superato i 47. Lo scenario impedisce agli animali il recupero termico e manda l’annata in malora. Paolo Pinos, socio e dirigente della Cooperativa Produttori – colosso isolano per la carne bovina e gli ortaggi – racconta l’inferno delle campagne: «Da giugno il caldo non dà tregua. L’afa è così intensa che persino le siepi di ligustro stanno seccando. Le orticole? Un disastro: abbiamo perso le angurie e i meloni, solo per fare due esempi».
Il guaio più serio colpisce il mais: «Stiamo raccogliendo in anticipo perché le piante sono andate in maturazione anticipata. Ma non avremo un buon raccolto, avrà poco amido e sarà un problema enorme, dato che il trinciato di mais è l’alimento principale dei bovini».
Gli animali da latte e da carne sono allo stremo. Nelle stalle, sebbene dotate di impianti di ventilazione e nebulizzatori accesi ininterrottamente, la situazione è critica. Gli allevatori spiegano che questo è il periodo dei parti. «Le vacche sono talmente stressate che spesso siamo costretti a chiamare il veterinario per rimetterle in sesto» dice l’allevatore Roberto Pivetta. «Il dramma è che gli animali non possono andare avanti, nemmeno di notte hanno tregua». Lo stress si riflette sull’intera filiera, conferma Pinos: «Anche la produzione di carne è in calo. Gli animali non riescono a mangiare, il caldo è troppo».
Sui campi la devastazione è totale. Le temperature folli hanno letteralmente lessato le piante, facendole marcire sul terreno. «Abbiamo perso il raccolto delle carote e delle patate – testimonia Andrea Poli –. Non abbiamo potuto fare nulla anche se l’acqua per irrigare c’è. Le piantine non hanno retto allo stress». L’agricoltore guarda al futuro con preoccupazione: «Non ci saranno carote per il mercato, e noi siamo i maggiori produttori in Sardegna. Le patate? In parte ci siamo salvati, le abbiamo raccolte prima e sono nelle celle. A Ferragosto dovevamo iniziare le nuove semine, ma con questo caldo sarebbero fatica e investimenti sprecati». Il Comune ha chiesto alla Regione ristori immediati e aiuti strutturali, come coibentazioni delle stalle e impianti fotovoltaici. Si tratta di interventi ormai non più rinviabili a causa del cambiamento climatico.
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