Il processo che potrebbe cambiare Instagram e Facebook: richieste di risarcimento fino a 1.500 miliardi
Una coalizione di 29 Stati contro il colosso di Mark Zuckerberg: ecco che cosa rischia
È iniziato a Oakland, in California, lo storico processo federale che vede Meta alla sbarra: una coalizione di 29 Stati americani accusa il colosso di Mark Zuckerberg di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori. In gioco ci sono richieste di risarcimento record che sfiorano i 1.400 miliardi di dollari (una cifra vicina all’intera capitalizzazione del gruppo) e la possibile riscrittura radicale del design delle piattaforme. L’accusa parla di danni per le violazioni delle norme sulla tutela dei consumatori. Intanto a Wall Street è stato registrato il tonfo di Meta poche ore prima delle arringhe iniziali
Le accuse al centro del dibattito
Funzioni compulsive: sotto accusa ci sono meccanismi come lo scroll infinito, l'autoplay dei video, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione algoritmica.
Danni psicologici: i procuratori sostengono che Meta abbia sfruttato scientemente l'attenzione dei giovanissimi, alimentando ansia e depressione.
Violazione della privacy: viene contestata la raccolta di dati di minori sotto i 13 anni senza il consenso dei genitori.
Risarcimenti record, ecco che cosa rischia Meta
Modifiche strutturali: l'obiettivo principale non è solo economico, ma è costringere l'azienda a disabilitare o limitare le funzioni che inducono assuefazione.
Sanzioni miliardarie: una condanna potrebbe imporre stangate finanziarie senza precedenti per l'azienda.
Impatto globale: anche se il processo è statunitense, i precedenti legali e le pressioni normative — come quelle dell'Unione Europea sul Digital Services Act — potrebbero spingere verso un cambio di rotta mondiale per i social network.
La posta in gioco è enorme, con l’accusa che potrebbe chiedere a Meta circa 200 miliardi di dollari di danni per le violazioni delle norme sulla tutela dei consumatori. L’azienda, nei documenti depositati in tribunale, sostiene invece che le sanzioni potenziali potrebbero arrivare a 1.400 miliardi di dollari, una cifra vicina all’intera capitalizzazione del gruppo.
Le rivelazioni dell’ex dipendente Meta
La vicenda è legata a doppio filo con le rivelazioni della whistleblower Frances Haugen, ex dipendente di Meta, che nel 2021 testimoniò davanti al Congresso americano sostenendo che l’azienda fondata da Mark Zuckerberg conosceva i possibili danni provocati dai suoi prodotti ai giovani e sapeva come ridurli, ma non avrebbe adottato tutte le misure necessarie. Una tesi sostenuta con forza anche dall’accusa, che intende utilizzare migliaia di documenti aziendali e le testimonianze di ex dipendenti ed esperti durante il processo.
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