La Nuova Sardegna

L’inchiesta

«Michela Rubiu uccisa per gelosia»: Alessandro Pintus aveva pianificato il duplice delitto

di Simonetta Selloni
«Michela Rubiu uccisa per gelosia»: Alessandro Pintus aveva pianificato il duplice delitto

Secondo il pubblico ministero il marito della donna, che ha ucciso anche suo fratello Andrea, aveva programmato tutto

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Cagliari Alessandro Pintus era un geloso cronico della moglie Michela Rubiu. Si era convinto che avesse una relazione extraconiugale, ritenendo che lei lo tradisse con suo fratello Andrea Pintus. Li ha uccisi entrambi, nell’ambito di quello che dal magistrato titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Giangiacomo Pilia, è ritenuto un unico progetto. Pianificato con cura, e messo in atto il 23 luglio scorso, quando Pintus è arrivato alle 5.40 davanti al locale Cafè 1950 nella via Al mare di Solanas armato della pistola calibro 7.65 di marca Gamba. Progetto punitivo, per quanto riguarda la moglie, ferita alla nuca da un unico colpo di pistola; Michela morirà 25 giorni dopo senza mai riprendere conoscenza.

Vendicativo, per il fratello Andrea, raggiunto nella casa di famiglia al Margine Rosso di Quartu Sant’Elena. Tre colpi della stessa arma. In entrambi i casi, gli spari sono stati preceduti da diverbi accesissimi: lo dicono i testimoni, uno dei quali a Solanas ha rischiato di essere la terza vittima, il danno collaterale della spedizione i cui atti preparatori sarebbero da ricercare nella manomissione, il giorno prima, delle telecamere di sorveglianza del Cafè 1950, in modo che di queste azioni non restasse traccia nelle registrazioni, e nell’uscire armato da casa sua, il 23 luglio. Non ha alcun rilievo - e non può averne - se esistesse o meno la relazione o se sia esistita solo nella mente di Alessandro Pintus.

La ragione per la quale nei suoi confronti viene contestato il femminicidio, almeno secondo l’ipotesi accusatoria, è proprio la volontà del marito di esercitare il controllo su Michela Rubiu e sulla sua libertà di autodeterminarsi nell’ambito del loro rapporto. Una libertà indisponibile, certamente non rimessa alla violenza irrimediabile compiuta da Alessandro Pintus, da sottrarre al perimetro di qualunque giudizi fuori luogo e irrispettosi di due vite spezzate.

Sarà l’inchiesta a pronunciarsi sul merito, e non per fornire una giustificazione, ma per capire attraverso quali percorsi si sia mosso l’agire di Alessandro Pintus. E parleranno gli elementi oggettivi, come l’audio captato dalle telecamere di sorveglianza della villetta a fianco all’abitazione dei Pintus, in via Asfodeli al Margine Rosso, dove Alessandro ha ucciso il fratello Andrea subito dopo aver ferito Michela Rubiu. Anche dall’esame dei telefoni delle vittime, e in particolare dei messaggi, potrebbero arrivare dei chiarimenti. Potrebbero, o forse no.

Ieri il medico legale Roberto Demontis ha compiuto l’autopsia sul corpo di Michela Rubiu. Un atto dovuto, che non ha raccontato più di quanto già non si sapesse. Un solo colpo della pistola esploso alla nuca, e fuoriuscito, dopo aver percorso centimetri di devastazione nella testa della poveretta. Che non ha mai ripreso conoscenza, in tutto questo tempo. La famiglia si è affidata all’avvocato Michele Ibba, mentre Alessandro Pintus è difeso dagli avvocati Ettore Cinus e Giangregorio De Pascalis.

Ieri era si attendeva il nulla osta della Procura per la restituzione di Michela Rubiu alla famiglia. Il funerale sarà celebrato domani, e durante la funzione sarà lutto cittadino, alle 10.30 nella chiesa di fronte al Cafè 1950 a Solanas, la frazione balneare di Sinnai. A pochi metri da dove tutto è iniziato, il 23 luglio scorso.

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