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La Sardegna tarocca va in tour: porceddu, finti costumi e culurgiones creati con l’intelligenza artificiale

di Paolo Ardovino
La Sardegna tarocca va in tour: porceddu, finti costumi e culurgiones creati con l’intelligenza artificiale

“Su coro de Sardigna” gira le piazze italiane promettendo autenticità tra “spianateria moderna”, stand “nuragici” e improbabili specialità isolane

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Sassari Nelle locandine si parla di «porceddu», «atmosfera sarda» e «spianateria moderna». Gli stand sono di color amaranto «in stile nuragico moderno» (sic) e nonostante sembri a tutti gli effetti una festa dello street food si presenta come festa “Su coro de Sardigna”. È un format che sta girando l’Italia promettendo un angolo di Sardegna. Più che festa del sapore, però, è una festa del tarocco.

Siamo oltre gli stereotipi sull’isola, siamo all’avanguardia: sui canali social di “Su coro” ci sono praticamente solo immagini con intelligenza artificiale che richiamano abiti tradizionali inesistenti e improbabili culurgiones, mirti e formaggi tipici. Nell’organizzazione non c’è neanche lo scrupolo di cercare di fare qualcosa di qualità. L’ipotesi più probabile è che qualcuno abbia aperto Chatgpt e abbia buttato dentro frasi generiche infarcite di porcetti, nuraghi, carasau e altri orrori.

In rassegna Si tratta di un format proposto da un’associazione del Nord Italia e che sui social dà segni di vita da circa un anno con poche foto e molti video realizzati con l’intelligenza artificiali per mostrare «l’autenticità» e vendere una festa itinerante per riempire di colore centri e piazze. Sugli stand, insegne che a quanto pare devono essere piuttosto accattivanti agli occhi dei continentali: “Sa buttega sarda”, anche se uno degli organizzatori in un video per promuovere la festa a Genova continuava a chiamarla «su buttega», poi “Ispinada di pecora”, “Sabori de mari” e “Pastori de Sardigna”. Vassoi di chele di granchio, acciughe fritte, crocchè e totani fritti descritti come «prodotti della nostra marineria», dove “nostra” sta ovviamente per sarda doc. Un angolo è dedicato, così la descrivono gli organizzatori, alla «spiederia dei maialini sardi» e nonostante sembrino bestie di una certa portata vengono descritti come «giovani e piccoli» scelti «per la loro tenerezza».

Sul banco dei formaggi, dici Sardegna e uno si aspetta forme di pecorino, invece campeggia un bel “Prato fiorito” prodotto sì da un’azienda dell’isola – misconosciuta e proposta come eccellenza – e con un ben poco tipico strato di erbe. Poi loro, le «spianate di Ozieri tipiche» con rucola, speck e pomodori secchi.

Fiere per tutti i gusti L’aspetto peggiore? Che qualcuno ci casca. Anzi, più di qualcuno. Purtroppo la millenaria cultura (tarocca) dell’isola ha attirato alcune amministrazioni locali che hanno ospitato nei mesi scorsi la tipicissima fiera. A inizio maggio “Su coro de Sardigna” («non è folklole, è potere» recita un claim) ha fatto tappa a Pordenone, a fine maggio è rimasta tre giorni in Piazza della Vittoria nella Genova della sindaca Silvia Salis – le origini sarde non le hanno evitato la trappola –, a giugno a Biella. Nei commenti sui profili social della manifestazione molti commenti entusiastici di chi aspettava di vedere una fetta di Sardegna nella propria città e qualche reazione perplessa sull’autenticità del format da chi ha visitato isola dei sapori, villaggio esperienziale e tutto il carrozzone. L’evento itinerante, a vedere dalle locandine con le quali viene pubblicizzato, per fortuna sembra non godere di patrocini della Regione o di associazioni di categoria artigiane e del mondo agropastorale sardo. Docg, Doc e Dop devono arrendersi a un “Sa buttega sarda” che ci sta bene su tutto. Alcuni organizzatori ed espositori di stand sono legati a un’associazione che in questi mesi, in altre località, ha proposto fiere di tradizioni celtiche, feste messicane e weekend all’insegna dello street food. E la sensazione, a vedere le foto online, è che a cambiare non siano le proposte culinarie ma solamente il nome dell’insegna.

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