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La geografia delle carceri

I boss mafiosi al 41-bis in Sardegna: da dove arrivano e come l’isola è diventata protagonista nel piano nazionale – Tutti i numeri

di Silvia Sanna
I boss mafiosi al 41-bis in Sardegna: da dove arrivano e come l’isola è diventata protagonista nel piano nazionale – Tutti i numeri

Il polo sardo ha preso forma nonostante le proteste: prossimi trasferimenti a Badu’ e Carros. Intanto in alcuni penitenziari nella Penisola si svuotano le sezioni di massima sicurezza

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Sassari La Regione ribadisce il suo no “all’isola carcere” e conferma la dura opposizione contro i trasferimenti di detenuti sottoposti al regime del 41 bis in Sardegna. La governatrice Alessandra Todde annuncia un ricorso al Tar, preludio di quello successivo alla Corte Costituzionale. Lo fa due giorni dopo la maxi operazione che ha riempito il nuovo reparto destinato ai boss mafiosi nel carcere di Uta, da sabato 5 settembre di fatto trasformato in super carcere con l’arrivo di 88 reclusi. La rivoluzione del 41 bis annunciata dal governo Meloni, prima enunciata dall’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e poi confermata dallo stesso ministro Carlo Nordio, ha iniziato a prendere forma. Nonostante l’opposizione e persino  – nel concreto – all’insaputa dell’amministrazione regionale: sia in occasione dell’inaugurazione del nuovo reparto a Uta sia dei trasferimenti avvenuti tra il 5 e il 6 settembre, la presidente Alessandra Todde ha riferito di non avere ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte del Governo. Ma perché i detenuti sono stati spostati in Sardegna? Da dove arrivano?

La mappa del carcere duro: come cambia

Il piano Nordio punta a una radicale riorganizzazione della distribuzione dei detenuti sottoposti al 41 bis. L'obiettivo è chiaro: concentrare i boss mafiosi e i reclusi più pericolosi in sole sette strutture di massima sicurezza sul territorio nazionale, privilegiando l'isolamento geografico. In questo quadro  la Sardegna si prepara a diventare il polo principale della nuova rete, mentre istituti storici dicono definitivamente addio al carcere duro.

L'azzeramento a Viterbo e Terni

La novità più rilevante delle ultime settimane è lo svuotamento totale dei reparti di massima sicurezza di Viterbo nel Lazio e Terni in Umbria. Nelle due carceri del centro Italia le sezioni destinate al 41 bis sono state “liberate” dei loro reclusi, trasferiti altrove. Dove? In Sardegna, ma anche in Abruzzo. Per i penitenziari di Viterbo e Terni inizia una seconda fase, di riorganizzazione senza i boss mafiosi.

Gli 88 boss mafiosi arrivati nell’isola

Da dove arrivano gli 88 boss mafiosi ospitati a Uta? Quasi la metà proprio da Viterbo, dalla casa circondariale “Nicandro Izzo” di Mammagialla. L’ala più inaccessibile e blindata del penitenziario, quella destinata ai detenuti sottoposti al regime di carcere duro è stata definitivamente smantellata. Degli altri 47 boss, 21 arrivano in Sardegna da Terni: anche qui, come a Viterbo, la sezione di massima sicurezza del carcere a Vocabolo Sabbione è stata svuotata e chiusa. Infine 9 provengono dal carcere di Opera a Milano, 4 da Roma, 6 da Spoleto e 4 dall’Aquila.

Il 41 bis in Italia e la distribuzione: la Sardegna centrale nel piano

Attualmente in Italia i posti totali destinati al regime del 41 bis sono circa 810, a fronte di una popolazione effettiva che oscilla tra le 740 e le 750 unità. Il piano Nordio prevede una ridistribuzione dei detenuti solo in alcune regione. Nel riassetto governativo la Sardegna è suo malgrado protagonista. Considerata strategica per la sua insularità, la regione accoglierà la quota più consistente: il piano del governo fissa a 240 (ma potrebbe salire sino a 250) il numero di detenuti al 41 bis destinati all'isola, che troveranno posto nei penitenziari di Bancali (Sassari), Badu 'e Carros (Nuoro) e Uta (Cagliari). Al momento, nell’isola ci sono 183 boss: 88 detenuti a Uta (sono quelli arrivati negli ultimi giorni), 89 a Bancali  e 6 a Nuoro, dove entro la fine dell’anno ne arriverà un’altra quota di circa 65-68 unità. Il “polo sardo”  – come è stato ribattezzato – prende forma accanto alle storiche roccaforti:  l'Abruzzo mantiene un ruolo di primissimo piano con la Casa circondariale dell'Aquila: con i suoi circa 150 ospiti, è l'istituto con il maggior numero di presenze al 41 bis e mantiene l'unica sezione femminile. In Lombardia, il carcere di Opera (Milano) ospita una quota compresa tra i 95 e i 99 detenuti, 41 bis sono presenti anche a Pavia e Voghera. Al centro Italia, boss mafiosi sono presenti nel Lazio, nel carcere romano di Rebibbia, che ne ospita circa 40.

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