La Nuova Sardegna

Il provvedimento

Va a giocare a calcetto mentre è in malattia, viene licenziato, ma la giudice gli dà ragione: ecco perché

Va a giocare a calcetto mentre è in malattia, viene licenziato, ma la giudice gli dà ragione: ecco perché

L’azienda è anche stata costretta a risarcirlo

2 MINUTI DI LETTURA





Bergamo Un dipendente è stato licenziato per giusta causa dopo che un investigatore privato, incaricato dall’azienda, lo aveva osservato mentre giocava a calcetto durante alcuni giorni di malattia. Ma per la giudice l’attività sportiva non era incompatibile con le sue condizioni di salute e non aveva ritardato la guarigione. Ha quindi imposto all’azienda di risarcirlo. La vicenda è raccontata dal Corriere della sera.

Dalla malattia al licenziamento

Protagonista della vicenda è Mario, 50 anni, quadro di un’azienda metalmeccanica dal 2022. Nel maggio 2023 gli viene diagnosticata una sospetta sclerosi multipla, poi confermata, mentre nello stesso periodo affronta anche problemi legati all’ansia e una situazione familiare complessa. Mario intraprende un percorso psicologico e usufruisce di permessi e periodi di malattia. Durante alcuni di questi giorni viene visto giocare a calcetto la sera. L’azienda lo aveva già sospeso per due giorni senza retribuzione nel dicembre 2023. Il 14 marzo 2024 arriva invece il licenziamento per giusta causa. Dopo la contestazione, Mario comunica al datore di lavoro i propri problemi di salute, ma il provvedimento non viene ritirato. Il lavoratore decide quindi di impugnare il licenziamento.

Il calcetto non giustificava il licenziamento

La giudice ha stabilito che l’attività sportiva svolta durante la malattia può costituire una giusta causa di licenziamento quando risulta incompatibile con la patologia oppure rallenta la guarigione. Nel caso di Mario, però, non sarebbe emersa questa incompatibilità. Tra le contestazioni dell’azienda c’era anche l’uscita dal posto di lavoro il 16 febbraio 2024. Mario aveva spiegato di aver avuto un crollo psicologico. Il fatto è stato ritenuto sussistente dalla giudice, che però non lo ha considerato abbastanza grave da giustificare il licenziamento. Per questo non è stato disposto il reintegro.

La consulenza medica

Le contestazioni principali riguardavano le partite di calcetto disputate il 6, 13 e 20 febbraio, durante periodi di malattia. L’azienda aveva documentato anche gli spostamenti e le attività svolte dal dipendente. Il consulente tecnico d’ufficio, medico legale, ha escluso che il calcetto fosse incompatibile con lo stato di malattia di Mario o che potesse ritardarne la guarigione. Nella sentenza vengono inoltre richiamati studi secondo i quali, nelle patologie neurologiche e psichiatriche, l’attività sportiva può contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone con sclerosi multipla.

Il risarcimento

Alla luce di questi elementi, la giudice ha ritenuto che l’attività sportiva svolta durante la malattia non presentasse, nel caso specifico, profili tali da giustificare il licenziamento. Mario ha così ottenuto il pagamento di dodici mensilità da 6.000 euro lordi ciascuna. Nel frattempo ha trovato un nuovo lavoro e continua a giocare a calcetto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
La sentenza

William Tani e Giuliano Milanovic scomparsi nel 2007, colpo di scena in Corte d'Assise: Gianfranco Casula condannato a 12 anni per duplice omicidio

di Ilenia Mura
Le nostre iniziative