Contributi per colf e badanti 2026, scadenza il 12 ottobre: gli importi e come pagare
La scadenza riguarda il terzo trimestre 2026. Nuovi importi, bollettini digitali e sanzioni per chi paga in ritardo
Roma Chi ha assunto regolarmente una colf, una badante o una baby sitter deve fare i conti con una delle principali scadenze dell’autunno. Entro lunedì 12 ottobre 2026 va infatti versata all’Inps la contribuzione relativa al terzo trimestre dell’anno, quindi alle retribuzioni di luglio, agosto e settembre. Il termine ordinario è il 10 ottobre, che quest’anno cade di sabato: gli scadenzari aggiornati indicano quindi come ultimo giorno utile il lunedì successivo.
Il pagamento di ottobre è il terzo dei quattro appuntamenti annuali previsti per i datori di lavoro domestico. Il prossimo riguarderà il periodo ottobre-dicembre e, poiché il 10 gennaio 2027 cadrà di domenica, la scadenza sarà lunedì 11 gennaio 2027.
Il settore continua intanto a restringersi sul fronte del lavoro regolare. Secondo l’Osservatorio Inps, nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato sono stati 804.464, il 2,3% in meno rispetto all’anno precedente e circa 173mila in meno rispetto al 2021. Le badanti rappresentano ormai il 51,3% del totale, contro il 48,7% delle colf.
La necessità di assistenza, tuttavia, resta elevata. Il rapporto 2025 “Family (Net) Work”, realizzato dal Censis per Assindatcolf, ha calcolato una media nazionale di appena 8,5 badanti ogni 100 persone sole con almeno 60 anni, in un Paese nel quale quasi cinque milioni di over 60 vivono soli.
Quanto bisogna versare
L’importo non è uguale per tutti. Dipende dalla retribuzione oraria effettiva, dal numero di ore retribuite e dalla tipologia del contratto. Per il 2026 l’Inps ha aggiornato le fasce contributive sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo, pari all’1,4%.
Per i rapporti senza contributo addizionale, gli importi orari comprensivi della quota Cuaf sono:
1,70 euro per una retribuzione fino a 9,61 euro l’ora, di cui 0,43 a carico del lavoratore; 1,92 euro tra 9,61 e 11,70 euro, di cui 0,48 a carico del dipendente; 2,34 euro oltre 11,70 euro, di cui 0,59 a carico del lavoratore; per rapporti superiori alle 24 ore settimanali si applica invece il contributo di 1,24 euro l’ora, di cui 0,31 a carico del dipendente.
La quota a carico del lavoratore non viene pagata separatamente: è il datore di lavoro a versare l’intero importo, recuperando poi sullo stipendio la parte dovuta dal dipendente.
Per i contratti a tempo determinato si aggiunge il contributo dell’1,4% sulla retribuzione imponibile. Gli importi salgono così, nelle quattro fasce, rispettivamente a 1,82, 2,05, 2,50 e 1,32 euro l’ora. L’addizionale non è dovuta quando il contratto a termine serve a sostituire un lavoratore assente.
Il calcolo deve tenere conto di tutte le ore retribuite nel trimestre e delle eventuali variazioni intervenute nel rapporto di lavoro. Se durante l’estate sono cambiate, per esempio, le ore settimanali o la retribuzione, i dati devono essere aggiornati prima di generare l’avviso di pagamento.
Le retribuzioni minime nel 2026
Anche i minimi contrattuali sono stati aggiornati. Per i lavoratori non conviventi si va dai 6,51 euro l’ora del livello A ai 9,97 euro del livello DS. Fra i profili più diffusi, il minimo orario è di 7,45 euro per il livello BS e di 8,30 euro per il livello CS, utilizzato per l’assistenza alle persone non autosufficienti. Per i conviventi i minimi mensili vanno da 908,10 euro del livello A a 1.474,73 euro del DS, con le ulteriori indennità previste dal contratto nei casi in cui spettano.
Addio ai bollettini a casa: come si paga
Una delle principali novità del 2026 riguarda proprio le modalità di pagamento. Da gennaio l’Inps non spedisce più la lettera annuale con gli avvisi cartacei ai datori di lavoro domestico con meno di 76 anni, anche quando in passato ne era stato richiesto l’invio. Soltanto per il 2026 continuano a riceverla i datori che hanno almeno 76 anni.
L’avviso pagoPA può essere generato attraverso il Portale dei pagamenti dell’Inps, nella sezione dedicata ai lavoratori domestici. Il versamento può poi essere effettuato direttamente online, attraverso l’app Inps Mobile o l’app IO, tramite home banking e circuito Cbill oppure presso banche, uffici postali e altri prestatori aderenti a pagoPA.
È consigliabile verificare prima del pagamento le ore, la retribuzione e gli altri dati utilizzati dall’Inps per il calcolo e conservare la ricevuta del versamento.
Cosa succede se si paga in ritardo
Il mancato o tardivo versamento comporta l’applicazione di sanzioni civili a partire dal giorno successivo alla scadenza. La disciplina Inps distingue tra semplice omissione ed evasione contributiva. In caso di omissione, la sanzione ordinaria viene calcolata sulla base del tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti percentuali su base annua, con un tetto massimo del 40% dei contributi non pagati. Dal settembre 2024 è inoltre prevista una forma di regolarizzazione spontanea più favorevole: se il debito viene pagato integralmente entro 120 giorni dalla scadenza, prima di contestazioni dell’ente, la maggiorazione di 5,5 punti non viene applicata.
Il mancato versamento dei contributi non priva comunque il dipendente della tutela Inail in caso di infortunio sul lavoro: per i lavoratori subordinati opera infatti il principio dell’automaticità delle prestazioni, fermo restando l’obbligo del datore di regolarizzare la posizione e rispondere delle conseguenze dell’inadempimento.
Se colf o badante non vogliono essere assunti
La volontà del lavoratore non libera la famiglia dagli obblighi previsti dalla legge. L’assunzione di un lavoratore domestico subordinato deve essere comunicata all’Inps entro le 24 del giorno precedente all’inizio del rapporto, anche quando il lavoro è saltuario o discontinuo.
Se il collaboratore chiede di lavorare in nero, per esempio per non modificare la propria situazione reddituale o non perdere eventuali prestazioni, il datore resta quindi esposto alle conseguenze dell’irregolarità. La maxisanzione per lavoro nero può arrivare, per rapporti di durata superiore a 60 giorni, fino a 46.800 euro per lavoratore, oltre al recupero dei contributi e alle altre somme eventualmente dovute.
Il trattamento integrativo fino a 1.200 euro
Per i lavoratori domestici può inoltre spettare il trattamento integrativo fino a 1.200 euro annui, spesso chiamato impropriamente “bonus colf e badanti”. Non si tratta però di una misura riservata al settore domestico: è l’agevolazione prevista per i lavoratori dipendenti che rispettano determinati requisiti reddituali e fiscali.
La particolarità è che il datore di lavoro domestico non opera come sostituto d’imposta e quindi non riconosce normalmente il trattamento direttamente in busta paga. L’agevolazione può essere recuperata attraverso la dichiarazione dei redditi. Per i redditi 2025 il 730 poteva essere presentato fino al 30 settembre 2026; chi deve ancora regolarizzare la propria posizione può verificare, se ne ricorrono le condizioni, l’utilizzo del modello Redditi entro i termini previsti.
L’incentivo per chi rinvia la pensione
Tra le novità del 2026 c’è infine l’estensione dell’incentivo per i lavoratori dipendenti che raggiungono entro il 31 dicembre i requisiti della pensione anticipata ordinaria — 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne — ma scelgono di continuare a lavorare.
Chi aderisce può rinunciare all’accredito della propria quota contributiva IVS e ricevere l’importo equivalente in busta paga, senza imposizione fiscale. La misura riguarda anche i lavoratori domestici: in questi casi il datore non deve più versare all’Inps la quota contributiva normalmente a carico del dipendente, mentre resta dovuta quella di propria competenza.
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