Turismo, l’isola non è più una meta estiva: le presenze crescono ma resta l’incognita trasporti – Le strategie
Dal lavoro alla formazione ai servizi, tutti i temi del convegno Confapi
Sassari La Sardegna non è più soltanto una meta estiva. Clima favorevole, varietà delle esperienze e percezione di sicurezza attirano turisti anche nei mesi meno frequentati. Tra il 2023 e il 2025 le presenze sono cresciute del 40% nei mesi invernali. Ma il sistema turistico è pronto a sostenere questa evoluzione? È l'interrogativo al centro del convegno «Sardegna oltre l'estate. I punti di forza e di debolezza del prodotto Sardegna nel mercato mondiale del turismo», organizzato da Confapi Sardegna alla Fondazione di Sardegna, il 6 novembre a Sassari, con istituzioni, imprese ed esperti della formazione, moderato dal direttore Simone Campus. Il dato più interessante è che la destagionalizzazione comincia a uscire dal campo delle aspirazioni. L'assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu ha illustrato una strategia che punta a superare l'identificazione della Sardegna con il solo balneare, costruendo sedici prodotti turistici rivolti a pubblici differenti. L'analisi dei flussi, delle abitudini di viaggio e della capacità di spesa, anche attraverso l'intelligenza artificiale, permette di individuare mercati e periodi sui quali investire. La notorietà internazionale dell'Isola, rafforzata dai riconoscimenti di Lonely Planet e del circuito Signature con l’assegnazione del “Where to go 2027”, offre un'occasione da cogliere. Tra le righe, l’anticipazione di un un accordo siglato a Londra con player internazionali per Sassari fino al 2036.
Ma l'incremento delle presenze non basta, da solo, a misurare la solidità del cambiamento. A rendere concreta questa sfida è l'esperienza di Alghero, raccontata dall'assessora al turismo Ornella Piras. Il territorio ha investito nel turismo sportivo e outdoor, intercettando una domanda che non segue il calendario balneare. Chi arriva a marzo per preparare un triathlon o un Ironman, però, ha bisogno di impianti, percorsi e servizi funzionanti. La richiesta di apertura della piscina esterna comunale segnala un mercato al quale la città deve imparare a rispondere. Non basta attirare visitatori: occorre costruire una rete di operatori capace di offrire esperienze fruibili tutto l'anno, coinvolgendo anche una filiera più ampia fatta anche di agricoltori e artigiani. La stessa esigenza di organizzazione emerge dal turismo nautico. Per Zanino Conoci, vicepresidente della Camera di commercio del Nord Sardegna, i porti devono evolvere da luoghi di ormeggio a strutture turistiche capaci di offrire servizi qualificati e alimentare una filiera che comprende cantieristica e manutenzioni. Non basta attrarre visitatori con elevata capacità di spesa: bisogna creare le condizioni perché quella presenza generi valore sul territorio. Il principale ostacolo resta la distanza tra le potenzialità dell'offerta e la capacità di renderla accessibile. Il problema dei collegamenti aerei e marittimi, dei costi di viaggio e dei trasporti interni è riemerso più volte nel confronto.
La trasformazione riguarda soprattutto il lavoro. Le imprese cercano nuove professionalità, ma il settore resta segnato da contratti brevi e retribuzioni poco attrattive. L'assessora al Lavoro Desirè Manca ha evidenziato il paradosso delle migliaia di disoccupati nel comparto, mentre le aziende faticano a trovare personale. Ha però indicato anche le risposte: il progetto Filo Sardegna, per formare figure con competenze richieste dal mercato, e gli incentivi regionali per stabilizzare i contratti. È una prospettiva condivisa dall'ITS Academy TAC, la cui presidente Sabrina Serra ha spiegato come le imprese partecipino alla progettazione dei corsi e alla definizione dei profili professionali. Non soltanto competenze tecniche ma trasversali, come la conoscenza delle lingue. Valeria Fadda, vicepresidente Confapi, ha insistito su upskilling, reskilling e percorsi manageriali. La Sardegna prova così a recuperare il ritardo rispetto alle academy di filiera già consolidate in altre regioni, ma la formazione dovrà accompagnarsi a contratti e prospettive di carriera capaci di trattenere i lavoratori. Per Giuseppe Oggiano, presidente dei consulenti del lavoro di Sassari, molti strumenti sono già disponibili, ma ancora poco utilizzati dalle imprese: dall'apprendistato ai fondi interprofessionali per la formazione, fino agli enti bilaterali. Il welfare aziendale, con buoni pasto, sostegni familiari e assistenza sanitaria integrativa, può migliorare le condizioni dei lavoratori, mentre i contratti di rete possono favorire la continuità occupazionale tra aziende diverse. L'obiettivo è superare la logica dell'impiego estivo e rendere conveniente, per imprese e lavoratori, investire in rapporti duraturi. Il convegno ha restituito dunque un quadro meno immobile di quanto suggeriscano le difficoltà storiche dell'Isola. La domanda cresce, i mercati si diversificano e si costruiscono percorsi per adeguare le competenze. La sfida è far procedere insieme queste trasformazioni: perché il turismo oltre l'estate non sia soltanto una stagione più lunga, ma un'economia capace di produrre valore e occupazione duratura.
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