La Nuova Sardegna

L’analisi

Reddito di cittadinanza, i conti choc dell’Inps: 1,5 miliardi da recuperare, il sussidio pagato anche ai detenuti

Reddito di cittadinanza, i conti choc dell’Inps: 1,5 miliardi da recuperare, il sussidio pagato anche ai detenuti

Vitale, Cda: «Oltre 1,7 miliardi versati a persone che non avevano diritto». Oltre l'82% delle posizioni risultate irregolari

2 MINUTI DI LETTURA





Roma Un sistema impostato «sulla fiducia», privo di filtri preventivi efficaci e capace di lasciare in eredità una voragine nei conti pubblici. A fare i conti con il passato è Fabio Vitale, componente del Consiglio di amministrazione dell'Inps, che traccia un bilancio impietoso sul Reddito e pensione di cittadinanza: oltre 1,7 miliardi di euro sono stati versati a persone che non ne avevano diritto. Di questa cifra, ben 1,463 miliardi risultavano ancora da recuperare alla fine del 2025.

I dati: 4 su 5 erogazioni irregolari

Il dato più eclatante, sottolinea l'amministratore dell'Inps, emerge dai controlli incrociati effettuati dalla Guardia di Finanza sulle domande presentate tra il 2019 e il 2021. In particolare, chi ha omesso di dichiarare lo stato di detenzione o condanne penali incompatibili con il sussidio ha fatto registrare percentuali di irregolarità vertiginose: oltre l'82% delle posizioni controllate è risultato irregolare.  «Quando più di quattro posizioni su cinque risultano irregolari — spiega Vitale — non siamo davanti a casi isolati, ma al risultato di una procedura costruita per pagare sulla fiducia». Tre anni di autocertificazioni e il conto per i contribuenti Il nodo cruciale risale alle modalità di erogazione adottate nei primi anni della misura.  Per un triennio, rileva l'Inps, i sussidi sono stati elargiti sulla base delle sole autocertificazioni dei richiedenti, finendo nelle tasche di soggetti che ne erano palesemente esclusi, inclusi detenuti e condannati definitivi. Il risultato è che oggi il recupero di quelle somme si scontra con ostacoli enormi, trasformando i fondi perduti in un costo che peserà a lungo sulla collettività: «Quelle somme oggi sono difficilissime da riavere, e il conto lo pagano tutti i contribuenti», rimarca Vitale.

L'Assegno di inclusione e il dibattito sul "Reddito 2.0"

Guardando al presente e al futuro, l'esponente del Cda dell'Inps rivendica il cambio di passo impresso con l'Assegno di inclusione (Adi), misura che ha "invertito la rotta" archiviando la stagione dei controlli ex post e delle autocertificazioni indiscriminate. Proprio alla luce di quell'eredità finanziaria, Vitale esprime forte preoccupazione di fronte alle voci e alle ipotesi politiche che tornano a ventilare l'introduzione di un nuovo sussidio sul modello del "Reddito 2.0". «Le risorse dello Stato restano limitate, complice anche l'impatto economico lasciato sui conti pubblici da misure come il Superbonus e dalla gestione passata del Reddito di cittadinanza. Secondo la linea tracciata, i fondi pubblici devono essere blindati e concentrati altrove: sul sostegno mirato alle famiglie e sul contrasto al caro-energia, alimentato dalle tensioni del complesso scenario geopolitico internazionale»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Serie C

Torres-Latina, Zanandrea ammonito dopo 10 secondi! (0-0) – SEGUI LA DIRETTA

di Antonello Palmas
Le nostre iniziative