La Nuova Sardegna

Sassari

Festha Manna, si entra nel vivo

di Gavino Masia
Festha Manna, si entra nel vivo

Comincia oggi l’omaggio religioso ai tre martiri turritani, da domani migliaia di fedeli in pellegrinaggio

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PORTO TORRES. Alle 18 la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Gavino, officiata da don Mario Tanca, e alla fine della funzione religiosa partirà il corteo della processione nelle vie cittadine per accompagnare i simulacri lignei dei martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario alla chiesetta di Balai vicino.

Comincia oggi la festa religiosa più importante per la comunità portotorrese, che apre di fatto la tradizionale “Festha Manna”, e da domani migliaia di fedeli di tutta l’isola (e non solo) inizieranno un ininterrotto pellegrinaggio verso il sepolcro dei santi fino alla sera di Pentecoste. Per trovare nella preghiera ai tre santi un supporto morale, per ringraziare chi ha pagato col il martirio l’amore verso il prossimo e per chiedere una protezione speciale ad una comunità che vive momenti difficili. La chiesetta di Balai vicino, chiamata anche San Gavino a mare, posa le sue fondamenta su uno scoglio a picco sul mare: fu eretta in quel luogo perché, secondo la tradizione, negli ipogei adiacenti alla chiesa furono nascosti i corpi dei tre martiri dopo la decapitazione. Il culto di San Gavino è il più antico dell’isola, risale all’inizio del IV secolo, e negli anni si è consolidato attraverso la devozione di fedeli di altre regioni nei confronti dei Protomartiri. All’interno della basilica di San Gavino un pittore del XVII secolo, Giacomo Galeazzo, ha rappresentato il martirio di Gavino, Proto e Gianuario: il primo è in divisa militare romana, gli altri due in abiti ecclesiastici, anziano con barba Proto e giovane Gianuario. L’anonimo estensore della ‘Passio’ del XII secolo, pervenuta dall’abbazia di Clairvaux, poté utilizzare le poche notizie riportate dal ‘Martirologio Geronimiano’ del VI secolo, ossia i loro nomi, la città e la data del martirio. Gavino era morto decapitato il 25 ottobre 303, al tempo della persecuzione contro i cristiani dell’imperatore Diocleziano, mentre Proto e Gianuario ebbero stessa sorte il 27 ottobre. Che Gavino fosse un soldato, Proto un sacerdote e Gianuario un diacono, l’autore deve averlo dedotto da altre antiche fonti oppure da tradizione orale tramandata localmente. Una storia che si perde nella notte dei tempi, dunque, e che comunque rappresenta per la città la vera tradizione su cui riconoscersi e partecipare in un momento non proprio felice dal punto di vista economico e sociale. Domani dalle 18 si svolgerà invece un altro appuntamento importante: l’anniversario della Dedicazione della Basilica – con la concelebrazione eucaristica presieduta dall’abate di San Pietro di Sorres, padre Antonio Musi – e alle 19 la conferenza sugli “Aspetti storici e architettonici della Basilica" a cura delle guide della cooperativa Bisleonis.

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