Anche Cossoine dice no al consumo dei suoli agricoli
COSSOINE. Potrebbe essere la chiave di volta che blocca tutti gli interventi speculativi della green economy sui suoli agricoli, la proposta di modifica al decreto legislativo 29 dicembre 2003, n....
COSSOINE. Potrebbe essere la chiave di volta che blocca tutti gli interventi speculativi della green economy sui suoli agricoli, la proposta di modifica al decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili) sottoscritta, fra gli altri, dal Comitato per il no al termodinamico nella piana di Su Padru di Cossoine.
Alcuni semplici commi, di cui il più importante recita: gli impianti alimentati a biomassa, gli impianti fotovoltaici e gli impianti a tecnologia solare termodinamica anche ibrida, “possono essere ubicati in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici solo se funzionali alle attività previste dalla destinazione d'uso e finalizzate prevalentemente all'autoconsumo”. Niente più mega impianti sui suoli agricoli, dunque, ma solamente mini interventi non invasivi destinati all’autoconsumo delle aziende e delle famiglie. L’obiettivo che da sempre perseguono i comitati e le associazioni ambientaliste.
La proposta, promossa dall’Associazione intercomunale Lucania, dall’Associazione A.mi.c.a., dal Comitato no megacentrale Guspini e dal Comitato terra che ci appartiene Gonnosfanadiga, è stata fatta propria da oltre quaranta associazioni e comitati operanti sul territorio nazionale – da Torino a Salerno, da Catanzaro a Verona - e inoltrata al Presidente del consiglio e ai ministri dello Sviluppo economico, delle Politiche agricole, dell’Ambiente, delle Politiche culturali e dell’Economia.
Fra i comitati sardi, oltre a quello di Cossoine, hanno aderito altri sette organismi, insieme al Gruppo di intervento giuridico, a Italia Nostra e al Wwf Sardegna.
Il Comitato di Cossoine, dunque, seppure qualche volta sotto traccia e con modalità che non sempre assurgono agli onori della cronaca, continua la sua opera di sensibilizzazione e di mobilitazione contro il progetto della Energogreen – transitato poi, parrebbe, al gruppo Angelantoni – per la realizzazione di una centrale termodinamica da 30 Mwe (790 collettori parabolici lunghi 100 e larghi 6 metri ciascuno, per una superficie captante di 690.000 metri quadri, su 160 ettari di terreno agricolo di alto pregio) nella piana di Su Padru.
Oltre ad aver aderito a livello regionale alla richiesta di moratoria in attesa di un nuovo piano energetico regionale, il comitato segue tutte le iniziative volte a bloccare l’aggressione speculativa ai territori e, dal punto di vista pratico, prosegue anche con le sue azioni dimostrative a sostegno di una ipotesi diversa di utilizzo dei suoli agricoli. In particolare, quella che ha portato alla semina a grano di un fondo nella piana di Su Padru, e che sfocerà in una festa comunitaria con la mietitura, la trebbiatura, la macinatura e la panificazione della farina.
Gesti simbolici, certamente, ma che vogliono dare un segno forte di quello che può essere il recupero della cultura e dell’identità locale, insieme ad un’ipotesi di sviluppo davvero legata alla vocazione dei luoghi.
Mario Bonu