La Nuova Sardegna

Sassari

Cerimonia in alto mare per i caduti dell’Onda

di Gavino Masia
Cerimonia in alto mare per i caduti dell’Onda

Per la prima volta la città ha ricordato i marinai uccisi da un sottomarino inglese La commemorazione organizzata dall’Assovela, dall’Anmi e da alcuni volontari

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PORTO TORRES. Sei barche con oltre cinquanta persone a bordo disposte a cerchio sul luogo dell’affondamento, a circa otto miglia dall’imboccatura del porto, hanno ricordato ieri mattina i sette marittimi del motopeschereccio Onda spazzati via dalle cannonate di un sommergibile inglese il 6 maggio del 1943. Grazie alle imbarcazioni messe a disposizione da ormeggiatori, piloti e Assovela (scortate dalla polizia di stato) si è celebrata dopo 71 anni la prima messa di commemorazione per quei pescatori mandati a morire dalle autorità dell’epoca. «Il 6 maggio del 1943 l’attacco del sommergibile inglese “Safari” aveva colpito con 33 cannonate il peschereccio Onda mentre era intento a pescare – ha ricordato la storia Lorenzo Nuvoli di Assovela –, facendo affondare la nave in 11 minuti: solo due uomini dell’equipaggio si salvarono miracolosamente dalla tragedia nella quale persero la vita sette marinai». A quel punto il presidente dell’Anmi, Gianni Caddeo, ha letto i nomi delle vittime chiedendo a tutti i partecipanti di rispondere presente a ogni nome: Emilio Acciaro, Paolo Bancalà, Salvatore Fois, Antonio Striano, Ciro Valente, Michele Zeno e il comandante Giuseppe Sandolo. Don Salvatore Ruiu, parroco dello Spirito Santo, si è avvicinato alla corona per la benedizione prima di essere lanciata in mare in onore dei martiri dell’Onda. «La corona con particolari foglie, le palme, significano martirio e testimonianza – ha detto don Ruiu –, mentre l’alloro sempreverde sta a rappresentare la vita che non finisce mai, neanche dopo la morte». Poi la recita del Padre Nostro e la Preghiera del Marinaio, compreso il fischio da nocchiere in onore ai caduti, quindi due figli delle vittime hanno lanciato la corona in mare dando un senso compiuto all’intera cerimonia. Momenti toccanti in quel tratto di mare di fronte all’Asinara, dove a distanza di tanti anni volontari e familiari non hanno voluto dimenticare quella storia tragica per troppo tempo caduta nell’oblio e nel disinteresse collettivo. I pescatori dell’Onda andavano per mare a recuperare “l’ammasso” che serviva a sfamare i portotorresi, e in tempi di guerra l’avvistamento di un sommergibile nelle acque del golfo non fu ritenuta credibile dalle autorità che governavano e soprattutto decidevano sulla pelle degli altri. Andarono a pescare sapendo di poter morire, dimostrando di essere certamente più uomini di quelli che minacciarono di fucilarli alle spalle con disonore. Ieri sera nella piazza vicino al mare della Renaredda l’altra messa celebrata da don Ruiu, con la presenza di familiari e amici e del consigliere Angelo Canu unico rappresentante del Comune.

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