Le dighe sarde sono piene: lo spettro della siccità cancellato dalla pioggia

Con le piogge in 24 giorni negli invasi dell’isola oltre 298 milioni di metri cubi in più: quota sicurezza. Ancora problemi nella Nurra

SASSARI. La grande sete dell’isola è destinata diventare un ricordo, almeno per i prossimi mesi. Le bizze meteorologiche degli ultimi tempi, amplificate dalle catastrofiche nevicate sui rilievi, hanno avuto un effetto collaterale che andrebbe custodito in cassaforte: le piogge e le nevicate hanno riempito gli invasi sardi. L’operazione non è ancora conclusa, ci sono zone come la Nurra e l’Iglesiente che hanno ancora bisogno di fare provviste d’acqua, ma l’orizzonte è molto meno arido di quanto si potesse pensare appena qualche giorno fa, nonostante le casseforti che sono chiamate a custodire il tesoro piovuto dal cielo non siano esattamente un esempio di ermeticità.

La riserva idrica. In pochi giorni le quantità d’acqua custodite nelle sette zone idrografiche della Sardegna sono cresciute in modo impressionante: il 31 dicembre il totale degli invasi sardi segnava 921,11 milioni di metri cubi d’acqua. Appena 24 giorni dopo la somma è salita vertiginosamente e il dato ufficiale di ieri indicava un totale di 1219,35 milioni di metri cubi d’acqua, con un incremento di 298,24 milioni di metri cubi d’acqua in meno di un mese. Un tesoretto che, dicono dall’Agenzia regionale del distretto idrogeografico, dovrebbe consentire di operare in tranquillità per i prossimi sei mesi. Un dato che tranquillizza perché, ovviamente, i rabdomanti della pioggia prevedono ulteriori precipitazioni per i prossimi mesi, magari nelle zone dove i bacini sono ancora vuoti. E tranquillizza ancora di più il raffronto con i dati registrati il 31 gennaio del 2016, quando i metri cubi custoditi nei bacini erano 1043,08: 176,27 milioni di metri cubi d’acqua in meno rispetto al dato registrato ieri.

Il Sassarese. La zona del sistema del Coghinas, rio Mannu e Temo è in ripresa. Il bacino del Bidighinzu, però, non trasmette segnali incoraggianti e , nonostante la pioggia degli ultimi giorni, la percentuale di riempimento è appena del 7%. Un dato che, tradotto in milioni di metri cubi, equivale ad appena 0,77. L’incipit dell’anno, per Sassari, non è rassicurante e la danza della pioggia è un’alternativa da non relegare al semplice livello tribale. Meglio, per fortuna, nel resto degli invasi con la diga di Muzzone che custodisce 202,48 milioni di metri cubi d’acqua su una capienza totale di 223,90.

Il nord. È una delle zone in cui le abbondanti precipitazioni hanno sortito gli effetti meno evidenti. Gli invasi del sistema del Liscia, che fornisce la Gallura, sono appena sopra il 50% della capienza. Un dato che non preoccupa perché la stagione delle piogge dovrebbe essere appena all’inizio ma che stride con quella degli altri invasi, a eccezione del sistema del Sulcis, che sono tutti abbondantemente sopra il livello di apprensione.

La fascia centrale. Il sistema Posada- Cedrino e quello del Tirso sono quelli che hanno giovato maggiormente dell’apporto dell’acqua piovana. Le percentuali, in questi due casi, sono decisamente sopra le medie. La combinazione Maccheronis/Pedra e Othoniè addirittura sopra la capienza massima: 38,27 milioni di metri cubi contro su una capienza di 38,03. Il sistema del Tirso, invece, è al 77,9%, con la presenza di 355,10 milioni di metri cubi d’acqua su una capienza totale di 455,88.

Il sud. La situazione più preoccupante è quelle del Sulcis Iglesiente dove i quattro bacini del sistema hanno raggiunto appena il 38,2% della capienza totale: 28,98 milioni di metri cubi d’acqua su una capienza massima di 75,85. Nella zona Orientale, lungo il corso del Flumendosa, i risultata sono diametralmente opposti: 98,3% di riempimento e 60,23 milioni di metri cubi d’acqua, uno in meno del massimo consentito. Il sistema del Flumedosa, Campidano, Cixerri, che serve anche l’area metropolitana di Cagliari, è invece al 63% con 420,45 milioni di metri cubi d’acqua disponibili su 666,63 totali. Un dato in linea con la percentuale totale registrata l’anno scorso, ovvero il 10% in meno del 2017.

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