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Sassari

Super ticket sulle malattie tra inutilità e diseguaglianze

Eugenia Tognotti
Super ticket sulle malattie tra inutilità e diseguaglianze

L'OPINIONE - Non sempre c’è stato un ritorno in termini di risparmio, in troppi casi viene negato il diritto del cittadino alle cure

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Più volte annunciata, la rivoluzione del sistema dei ticket sanitari - le tasse sulla salute, o meglio sulla malattia - può attendere. Ma, anche forse, un più modesto sovvertimento: la ventilata abolizione dell’odiato superticket, affrontata questi giorni nella discussione sulla legge di Bilancio. Particolarmente impegnato su questo fronte il Movimento Democratico e Progressista (Mdp), accusato, neppure tanto velatamente, di interessi elettoralistici. Ma, al momento, non sembra abbia i giorni contati, nonostante i segni di ripresa, ancorché modesti, la tassa aggiuntiva al ticket, del valore di 10 euro a ricetta per prestazioni diagnostiche e specialistiche. La più odiata dagli italiani, iniqua come la famigerata tassa sul macinato, introdotta da Quintino Sella all’indomani dell’Unificazione nazionale. Nella difficoltà di accertare il consumo delle farine si applicava sia imponendo una tassa sui mulini, sia esigendo un contributo fisso, ‘per bocca’, letteralmente, in modo che non sfuggisse proprio nessuno, neppure chi non aveva la possibilità di disporre di un tozzo di pane per sfamarsi. Il superticket - introdotto dal governo Prodi nel 2007, ma entrato in vigore nel 2011 con la stangata lacrime e sangue del governo Berlusconi-Tremonti, colpisce le persone nelle fasi critiche della loro esistenza, nei momenti cruciali della sofferenza, della fragilità, della malattia, aumentando il peso se questa, aggravandosi, esige un più lungo e difficile percorso diagnostico-terapeutico.

La promessa di abolirlo - al momento del suo esordio come manovra transitoria e straordinaria - aleggiava da tempo, da quando era venuta meno la copertura con fondi statali degli introiti di quella tassa (800 milioni circa) destinati alle Regioni. Che si sono mosse in ordine sparso, all’atto dell’approvazione della manovra che lasciava libertà di scelta circa l’applicazione della tassa (adottando misure alternative di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie di misura equivalente al mancato introito). Così alcune Regioni, come la Sardegna, la Val d’Aosta, la Basilicata, e Trento e Bolzano hanno scelto di non applicarla, (assorbendone l’onere nel loro bilancio). Non così Lazio, Friuli, Liguria, Marche, Molise, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Calabria. Viene spalmata in maniera progressiva all’aumentare del valore della ricetta, in Campania, Piemonte e Lombardia e modulato in base al reddito in Veneto, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Insomma, Regione che vai, ticket e superticket che trovi. Le proteste, che per la tassa sul macinato avevano preso la via di violente manifestazioni popolari, ribollenti di rabbia, si sono incanalate, in vista della nuova legge finanziaria, lungo l’itinerario della raccolta di firme (35mila) e delle petizioni del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. In campo le difficoltà di tanti, di troppi, nell’accesso alle cure, segnalate, peraltro, da altri indicatori; il ruolo nell’allargare la forbice delle disuguaglianze che si verificano tra i cittadini e tra le Regioni - per alcune delle quali non c’è un ‘ritorno virtuoso’ nell’utilizzo dei servizi. Se è più che dubbio che il superticket abbia funzionato almeno come deterrente contro la spesa sanitaria inutile, inducendo gli utenti a frenare i consumi sanitari inappropriati e di limitata efficacia; è certo che la tassa non ha prodotto gli effetti attesi sul piano degli introiti che sono scesi del 9,4 per cento nel periodo 2012 -2015. La domanda sanitaria si è infatti spostata dal pubblico al privato, che non adotta il superticket, offrendo prezzi più vantaggiosi. L’esame delle urine, per dire, uno dei più frequenti, comporta una spesa di poco più di 2 euro nel privato, mentre nel pubblico supera i 16; l’emocromo costa circa 11 euro in più nel pubblico. A che cosa corrisponde, tutto questo, nel concreto, se non ad una diminuzione di fatto della copertura assistenziale e in una lesione del diritto alla salute, un diritto fondamentale del cittadino che dovrebbe accedere alle cure senza distinzione di appartenenza regionale e di reddito?

Alla vigilia di nuove elezioni e con una maggioranza risicata, quella di abolire il superticket è solo una possibilità. Governo e Parlamento, impegnati con l'approvazione della nota di aggiornamento al Def non si spingono oltre il generico impegno di “rivedere gradualmente il meccanismo del “super ticket” imposto da alcune Regioni, oltreché per “aumentare le risorse per gli investimenti nella sanità”. Dichiarazione che richiama, quanto a vaghezza, la famosa frase, pronunciata nel discorso della Corona del 1859, da Vittorio Emanuele II ‘non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di noi’ , eccetera eccetera.

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