La Nuova Sardegna

Sassari

Il dramma di Ittiri, una fila per Antonio

Alberto Mario Delogu
Il dramma di Ittiri, una fila per Antonio

LA PROPOSTA - Una fila senza telecamere né gendarmi, basata sulla buona educazione e sul rispetto del vicino. Una fila come sfida lanciata a tutti i Comuni della Sardegna

3 MINUTI DI LETTURA





Una famiglia di Ittiri vive il peggiore dei dolori concepibili alla mente umana, e tutto il paese gli si stringe accanto. Ma questa volta non si tratta di una giovane morte per malattia, fatalità insopportabile ma pur sempre inevitabile. Questa volta la giovane morte era evitabile, e il non averla evitata è una colpa collettiva. Emendarla costerà tempo, dolore e assunzioni di responsabilità. “Ogni giorno, ogni mattina - racconta la sindaca di Fonni Falconi - è sempre la stessa scena di corse e spinte per non viaggiare in piedi”. Dovunque in Sardegna, ogni mattina e ogni pomeriggio, attorno agli autobus in arrivo e in manovra, si ripete la medesima scena biblica: torme di studenti si accalcano e si spintonano per un posto a sedere. Abbiamo vissuto quelle scene mille volte, sulla stessa linea che percorreva il piccolo Antonio, da Ittiri a Sassari e ritorno. Scene da campo profughi all’emiciclo Garibaldi, con la sensazione palpabile di un incidente in arrivo. E tanti viaggi in piedi, un’ora secca di curve, nausee e finestrini chiusi. Ma questo è il ventunesimo secolo, quello dei cordoli e delle transenne, di piste ciclabili protette da paletti metallici, di caschi e cinture di sicurezza, dei giubbotti di salvataggio, delle porte frangifuoco e delle uscite di sicurezza, e dei locali riempiti al massimo e non uno in più.

Questo non è il secolo che possa permettersi la colpevole distrazione della morte del giovane Antonio. E per evitarla sarebbe bastato poco. Sarebbe bastata una fila. Una fila ad ogni fermata dell’autobus, in ogni paese o città della Sardegna. Una fila lineare e ordinata come quelle che sappiamo formare in banca, dal salumiere o in aeroporto. Una fila da chi primo arriva trova i posti migliori e gli altri via via si adattano. Fino a capienza del mezzo. Raggiunta la quale, l’autista chiuderà le porte e chi resta a terra avrà tutte le buone ragioni per recarsi dal sindaco a protestare. Una fila annunciata da un cartello: “Per cortesia formare una fila qui”. A distanza di sicurezza dai mezzi in manovra.

Una fila come quella che si fa nei “paesi civili” ai quali amiamo ispirarci. Una fila senza telecamere né gendarmi, basata sulla buona educazione e sul rispetto del vicino. Valori che vanno insegnati ben prima dell’età minima per salire su un autobus. Una fila come sfida per cominciare a fare qualcosa senza dover aspettare interventi delle “autorità competenti”, senza dover attendere finanziamenti, progetti e l’ennesima opera cementizia. Una fila come sfida lanciata a tutti i comuni della Sardegna, perché passino dalle parole ai fatti. Una fila come sfida di una comunità che vuole difendere se stessa e i propri figli. Una fila per ricomincare a trasmettere loro valori e comportamenti positivi. Una fila per Antonio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Intervista esclusiva

«A Cala Finanza un beach club senza volumi in più, vogliamo dialogare con la Regione»: parla il ceo del gruppo brasiliano

di Marco Bittau
Le nostre iniziative