Esce dal coma lo chef travolto dal Suv

Ha riaperto gli occhi il 41enne che a ottobre era rimasto schiacciato contro la vetrata del Moliendo Cafè nella pausa lavoro

SASSARI. Gianluca ha riaperto gli occhi. Ed è una gran bella notizia se si considera che i medici temevano potesse andare incontro alla morte cerebrale. E invece ha prevalso la voglia di vivere o forse, ancor più, il desiderio di riabbracciare il suo bambino.

Il cuoco sassarese di 41 anni lo scorso 25 ottobre era stato travolto da un Land Cruiser Toyota che come una scheggia impazzita gli era piombato addosso mentre fumava una sigaretta durante una pausa lavoro fuori dal Moliendo Cafè, in viale Trento. Gianluca Pigliaru aveva fatto giusto in tempo a voltarsi perché aveva sentito un rombo di motore, non aveva avuto il tempo di reagire e in un attimo era rimasto schiacciato contro la vetrata del locale. Lo chef del Moliendo aveva riportato lesioni gravissime alla testa e al torace ed era stato trasportato in condizioni disperate in Rianimazione al Santissima Annunziata, dove si trova ancora ricoverato.

Dopo un intervento delicatissimo alla testa e un lungo periodo di coma, il 41enne si è risvegliato. La situazione è sempre critica e la prognosi non è ancora stata sciolta in via definitiva ma il miglioramento – questo è indiscutibile – c’è stato. E non era affatto scontato vista la dinamica dell’incidente: un gancio del gazebo esterno del bar gli era penetrato nella testa provocandogli lesioni cerebrali molto serie. Ecco perché ora questo piccolo passo in avanti ha restituito speranza e un pizzico di fiducia in più ai suoi familiari che ogni giorno sono con lui in ospedale.

Sul fronte dell’inchiesta, al momento non ci sono novità di rilievo. Il fascicolo delle indagini curate dalla polizia municipale guidata dal comandante Gianni Serra, è stato consegnato in Procura.

Matteo Marras, il ragazzo di 19 anni che era alla guida del Suv, resta indagato per lesioni gravissime. Aveva la patente da un mese e cinque giorni quando ha perso il controllo del Land Cruiser. «È stato un attimo – aveva raccontato qualche giorno dopo l’incidente, ancora sotto choc, nello studio del suo legale Liliana Pintus – c’era un passante che attraversava, era già a metà. Poi ha avuto una incertezza, si è fermato e ha ripreso a camminare. Io ho sterzato, la macchina è andata tutta da una parte, quindi ho cercato di rimetterla in posizione corretta». Insieme a lui c’era un amico di 18 anni, cercavano parcheggio. Non era ubriaco Matteo «e non stavo usando il telefonino, era nel supporto attaccato al cruscotto. Volevo frenare ma forse ho schiacciato l’acceleratore, i pedali sono vicini».

Sarà la perizia affidata al direttore della Motorizzazione civile Marco Pes a dire qualcosa di più su come siano andate le cose quella sera.

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