Agroalimentare, dalla scuola all’azienda

All’Istituto tecnico superiore si tiene un corso di formazione per tecnici specializzati richiestissimi dalle imprese

SASSARI. Dalla scuola all’azienda per diventare specialisti della filiera agroalimentare, un settore che in barba alla crisi continua a far registrare segno positivo. La parola d’ordine è Its, acronimo che sta per istituto tecnico superiore, un sistema nazionale ideato con l’intento di formare tecnici da immettere subito nel ciclo produttivo delle aziende che aderiscono al programma. Da un anno, nella sede di via Bellini, sono stati avviati due corsi, frequentati da quarantotto studenti, che dopo una prima fase di lezioni frontali sono ora impegnati con lo stage in diverse aziende della regione. Diventeranno responsabili della qualità nella trasformazione alimentare e tecnici nello sviluppo e nella commercializzazione del prodotto. Ragazzi motivati, che arrivano da diverse scuole superiori, soprattutto dal tecnico agrario, ma anche dai licei e perfino dall’Università. Con il diploma sotto braccio hanno subito varcato la soglia dell’Its, che sorge di fianco all’Agrario, per frequentare i corsi finanziati in seguito a una legge nazionale del 2008. Norma che ha istituito un sistema di cui fanno parte il ministero dell’Istruzione, la Regione e soprattutto le aziende del territorio, dalle quali arrivano le richieste di formare figure professionali da inserire nel mercato del lavoro. Un percorso finalizzato all’occupazione, dunque, visto che, per legge, un’aliquota di quindici diplomati ogni fine corso dovrà essere assunta dalle stesse aziende in cui fanno il tirocinio formativo. L’istituto, diretto da Rosanna Arru, è affiancato dai soci Giommaria Pinna, presidente dell’omonima Fondazione, e da due importanti realtà produttive: “Tanda e Spada” e “Primo principio”, che operano, rispettivamente, nell’agroalimentare e nell’innovazione tecnologica. Poi c’è una fitta rete di aziende sparse in Sardegna, impossibile citarle tutte: dalla 3A di Arborea a Cellino, da Argiolas a Cao, da Orro a Sa Marigosa, da Olbios a Domenico Manca. «Si tratta di una formazione molto avanzata – spiega Rosanna Arru – in cui la teoria, la ricerca e l’innovazione si fondono nell’esperienza sul campo per creare figure professionali compatibili al settore in cui opera la rete delle aziende compresa nel programma formativo». Che il sistema funzioni è indubbio se è vero che, stando a una recente rilevazione, più dell’ottanta per cento trova lavoro a un anno dal diploma. A carico dello studente c’è una quota annuale di 350 euro e l’obbligo di frequentare l’80 per cento delle duemila ore di corso in due anni. L’istituto mette il resto, a cominciare da un corpo docente qualificato, i testi e l’inserimento in una piattaforma di e-learning, per finire con la maturazione di crediti formativi che possono essere usati da chi volesse proseguire all’Università. Regioni come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte vantano diversi istituti attivi da qualche anno. Oltre a quello avviato a Sassari, in Sardegna ce ne sono a Cagliari e Macomer, tre in tutto, ma l’intenzione sembra quella di ampliare il ventaglio di offerte collegato con la rete delle imprese, soprattutto nei settori agroalimentare e turistico. Non è un caso se l’attività dell’Its è seguita con attenzione costante perfino da Confindustria. Ma non è tutto. A Sassari, infatti, dentro questo programma, una ristretta cerchia di 16 studenti, guidati dall’ingegnere Alessandro Meloni e dal sociologo Andrea Galante, lavora a un programma riservato, denominato Its 4.0, in cui si sta sviluppando un prototipo da impiegare nella stagionatura del formaggio. I risultati di quest’attività saranno resi noti solo alla fine di maggio. Il pacchetto Its in Italia conta 90 realtà, un budget di 18 milioni di euro a cui si sommano i finanziamenti delle singole Regioni. Tutto questo è legato a doppio filo al tessuto produttivo e a una fitta rete di aziende che costituisce l’asse portante del sistema.

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