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cronaca

Ozieri, l’ufficio del giudice di pace rischia la chiusura senza appello

Con il personale ridotto all’osso, pratiche in ritardo nonostante le prescrizioni del ministero Soltanto un’ulteriore proroga potrebbe salvare la sede: i Comuni non hanno soldi per assunzioni


12 ottobre 2018 diBarbara Mastino


OZIERI. La riforma Orlando prevede che dal 2021 gli uffici del giudice di pace assorbano circa il 70 per cento del carico dei tribunali, ma l’ufficio di Ozieri rischia di non arrivare a quella data. Anzi, rischia la chiusura immediata, a causa di una decisione del ministero della Giustizia che punisce il mancato adeguamento dell’ufficio ad alcune prescrizioni imposte quattro anni fa. In poche parole, nel 2014 la sede ozierese del giudice di pace è stata sottoposta alla normale ispezione quinquennale dalla quale è emerso un grave ritardo relativo ai crediti di giustizia: ovvero, non erano stati comunicati all’Agenzia delle Entrate i verdetti di alcune sentenze per le quali l’agenzia doveva emettere ingiunzioni di pagamento e si rischiava in alcuni casi la prescrizione. All’ufficio è stato quindi ordinato di mettersi al passo entro un certo termine, scaduto pochi giorni fa dopo varie proroghe.

Il rischio chiusura, quindi, è più che reale. Il motivo per il quale l’ufficio non è riuscito a mettersi in regola è uno solo: la carenza di personale, non adeguato al carico di lavoro che, proprio da quello stesso 2014, è esponenzialmente aumentato dopo che all’ufficio di Ozieri sono stati accorpati quelli di Pozzomaggiore, Thiesi e Bonorva, con tutto il loro carico civile, amministrativo e penale, ampliando il numero dei comuni compresi nel suo mandamento da sei a ventuno. A questo accorpamento non è seguito un aumento del personale, perché nel frattempo, al momento del passaggio dalla gestione ministeriale a quella comunale, il personale ministeriale è stato trasferito alla sede di Sassari: personale che durante la gestione ministeriale era previsto in quattro unità lavorative, più un funzionario che vi prestava servizio due volte al mese, è quindi attualmente di sole due unità, di cui una sola dotata della necessaria esperienza.

I Comuni del mandamento hanno fatto la loro parte, ma non è stato sufficiente: i costi maggiori sono rimasti a carico di Ozieri e di Nughedu San Nicolò, che addirittura si accolla per intero una unità lavorativa.

Ozieri, sede dell’ufficio e Comune più grande del mandamento, non è riuscita a garantire per motivi di budget ulteriori assunzioni. Gli altri Comuni hanno contribuito, ma in una parte non sufficiente a sua volta a garantire ulteriori assunzioni: la somma versata ammonta in media a tremila euro a Comune, calcolata in proporzione all’incidenza demografica di ciascuno. Una cifra veramente esigua se si calcola l’importanza e la centralità dell’ufficio e i servizi che esso eroga a vantaggio di ciascuno dei comuni mandamentali, nonché della rilevanza che esso assumerà dopo l’entrata in vigore della riforma Orlando. Il personale scarso, e oltretutto non formato adeguatamente per i compiti a cui deve assolvere, ha accumulato oltre seicento pendenze: il Ministero non ha potuto far altro che chiudere la pratica e ingiungere la chiusura. Una chiusura che assume i contorni della beffa, perché arriva proprio nel momento in cui la Regione ha istituito un capitolo ad hoc per contribuire alle spese che sostengono i Comuni sede degli uffici del giudice di pace e che, unito ai contributi dei Comuni del mandamento, permetterebbe la sopravvivenza di questo importantissimo servizio.

Cosa fare ora? È la domanda di molti. Chiedere una ulteriore proroga sembrerebbe l’unica soluzione, ma non è escluso che la pazienza del Ministero sia finita. Oltretutto occorrerebbe anche assumere nuovo personale adeguatamente formato, perché in caso contrario le pratiche continuerebbero comunque ad accumularsi con il trascorrere del tempo.

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