Sassari, i residenti si ribellano e fanno arrestare i pusher

Sgominata una banda di spacciatori che vendeva eroina anche ai ragazzini. Cinque nigeriani in carcere. I militari: due mesi di appostamenti e riprese video

SASSARI. Cittadini esasperati, un mercato dello stupefacente “a cielo aperto” che coinvolgeva adulti e purtroppo anche ragazzini, un traffico diventato molto pericoloso. Segnalazioni quotidiane quelle dei residenti che hanno collaborato con le forze dell’ordine per mettere fine a un via vai di spacciatori e acquirenti che talvolta capitava di vedere appostati persino davanti al portone di casa.

«Old town», città vecchia, è il nome dell’operazione condotta ieri mattina all’alba dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Sassari: perché è ancora una volta nel centro storico – e in particolare nella zona intorno a vicolo delle Canne – che era stata organizzata una rete efficientissima di vedette e spacciatori. Eroina spesso tenuta nascosta in bocca e sputata velocemente sulle mani degli acquirenti. Un modo per eludere i controlli: se infatti le forze dell’ordine fossero arrivate all’improvviso i venditori avrebbero ingoiato quella pasticca di eroina simile a una tic tac. Ma stavolta il trucco non è servito e i carabinieri hanno arrestato cinque nigeriani di età compresa tra i 23 e i 26 anni (S.H., L.E., O.E, O.O., A.H.) con permesso di soggiorno e precedenti specifici.

Una lunga attività – durata due mesi – fatta di appostamenti, pedinamenti, riprese video che hanno consentito di documentare centinaia di cessioni di eroina per un giro d’affari complessivo di circa 50mila euro. Le vendite delle dosi fruttavano dai 700 agli 800 euro al giorno.

«La collaborazione dei residenti è stata importante – hanno spiegato durante la conferenza stampa il capitano Giuseppe Sepe e il tenente Fabrizio Ricciardi – Ci hanno indicato le vie nevralgiche, lo hanno fatto di persona quando ci riconoscevano oppure tramite varie segnalazioni che ci arrivavano per altre vie. Per noi è stato difficile operare in sicurezza, senza farci notare, in quell’incrocio di viuzze dove però siamo riusciti a organizzare punti di controllo e riprese in diretta dell’attività di spaccio». Complicato anche perché la banda nel tempo ha affinato la tecnica di “lavoro”. «Avevano ingaggiato delle vedette, se passava un’auto sospetta saltava tutto, erano accorti e utilizzavano strategie di difesa sofisticate. Testavano persino gli acquirenti, per essere sicuri che non si trattasse di una trappola». Prima un incontro di “verifica” e se l’esito era positivo c’era quello e vero e proprio con la consegna della dose. Lo hanno spiegato bene ieri i due ufficiali: «La prassi era sempre la stessa: dopo che il potenziale acquirente effettuava la richiesta, di persona o al telefono, dello stupefacente a colui che era in strada con il compito di “procacciare” clienti, la persona veniva monitorata a distanza da altri componenti della banda i quali, qualora la situazione non presentasse particolari sospetti o anomalie, inviavano allora un “corriere” con il compito di effettuare materialmente lo scambio denaro-droga».

Sempre ieri sono state eseguite anche delle perquisizioni domiciliari a casa degli arrestati che hanno portato al sequestro di altri tre grammi di eroina sotto forma di pasticca e di mille euro in contanti. «I soldi, come in una precedente attività – ha aggiunto il tenente Ricciardi – erano nascosti dentro la Bibbia e sono certamente frutto dell’attività di spaccio considerato che gli indagati non hanno un lavoro e quindi nemmeno una fonte di reddito».

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