Ardara a Cracovia: ridateci il dipinto della Madonna

Due secoli fa l’opera quattrocentesca di Giovanni da Gaeta fu venduta all’asta e dal 1936 è esposta nel museo polacco

ARDARA. Il Comune rilancia l’idea del recupero del quadro quattrocentesco della Madonna della Misericordia, opera d’arte perduta da quasi due secoli che attualmente si trova esposta nel museo della Rocca di Wawel a Cracovia, Polonia. Forte dei progetti di valorizzazione della storia locale, anche perché Ardara sarà con Nule uno dei punti di accesso turistici al Psl del Logudoro e Goceano.

Il quadro, attribuito a Giovanni da Gaeta (attivo dal 1448 al 1472), «faceva parte - come spiega l’archivista e studioso Stefano Tedde - della ricca dotazione della chiesa palatina di Nostra Signora del Regno, ed era esposto, come raccontano le cronache dell’epoca e anche quelle successive (come il sassarese Enrico Costa), in una della navate laterali. Le sue tracce si persero nella seconda metà dell’800 e presumibilmente intorno agli anni ’80 del secolo».

Erano anni nei quali la razzia delle chiese, in particolare di quelle più antiche, era un atto quasi all’ordine del giorno anche con la complicità di alcuni componenti del clero. «Da quella data in poi - dice ancora Tedde - si sa solo che il quadro, una tela su fondo dorato (tipica dell’epoca) di 2,15 per 1,37 metri, fu battuto all’asta agli inizi del XX secolo dall’antiquario Castagnino e che dal 1936 finì, non si sa bene come, in Polonia, nella stessa rocca di Wawel dove sono custodite tantissime opere d’arte europee, prima su tutte la famosissima Dama con l’Ermellino di Leonardo da Vinci». Di recente – e non solo dopo il riconoscimento della validità dell’opera fatto ben sessanta anni fa da parte dello storico dell’arte Federico Zeri, che la attribuì senza remore a Giovanni da Gaeta –, dopo la pubblicazione di alcuni studi storici sulla tela (l’ultimo è del 2017), l’interesse mai sopito della comunità ardarese si è riacceso, e ora l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Dui si appresta a far valere le proprie ragioni per il recupero almeno della “titolarità” dell’opera.

Al momento ad Ardara è conservata una riproduzione, di pessima qualità, della tela, ma la comunità vorrebbe averne una migliore se non addirittura ottenere il prestito dell’opera originale per una mostra temporanea dedicata. «Vorremmo almeno che ci venisse riconosciuta la paternità di questa splendida opera - dice il sindaco Dui - e se ci rendiamo conto che la restituzione è impossibile (si trattava sempre di una trattativa di vendita tra privati, seppure con oscure e non attualmente accettabili condizioni, ndc), chiediamo almeno la possibilità di negoziare un eventuale prestito per un’esposizione temporanea. Ma a parte questa possibilità, che ci rendiamo conto sia una pretesa un po’ troppo esagerata per un piccolo Comune come il nostro (almeno senza supporti più “elevati”), chiediamo almeno che sia possibile avere una riproduzione fedele da esporre o nella chiesa che la ospitava o nel museo, creando un punto informativo dedicato». Nessuna pretesa in stile “ridateci la Gioconda”, bensì la volontà di restituire una pregevole opera alla sua comunità, come si fece a Palermo con la “Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” di Caravaggio trafugata nel 1969, mai ritrovata, e sostituita con una fedelissima riproduzione. Una rivendicazione almeno della paternità che dovrebbe essere universalmente riconosciuta ad Ardara.

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