Furti in chiesa, il vescovo: «Pronto a perdonarvi»

Appello di monsignor Corrado Melis ai ladri: possibile un nuovo cammino di vita  Nel mese di gennaio erano stati rubati calici e ostie consacrate da due chiesette

OZIERI. «Il vescovo è pronto ad accogliervi, ad ascoltarvi e ad aiutarvi nell’intraprendere un cammino nuovo di vita». È un messaggio di perdono, di affetto e di accoglienza quello che monsignor Corrado Melis ha lanciato nei giorni scorsi dall’altare della chiesa di San Nicola, dove la città si è riunita per pregare nella messa di riparazione, in seguito ai furti di calici e ostie consacrate avvenuti il mese scorso nelle chiesette della Vergine di Loreto e di San Nicola. Una grande folla ha preso parte al rito, e alla processione che lo ha accompagnato, elevando la propria preghiera non solo di ringraziamento per il ritrovamento dei beni rubati ma anche di raccomandazione a Dio del futuro dei colpevoli. Il prelato non ha mancato di condannare il «gesto sacrilego», ma lo ha anche definito una fonte di grande dolore per la Chiesa ozierese e non solo, e ha invitato i colpevoli del gesto alla conversione e alla consapevolezza del peso del peccato commesso. Un atto tanto grave, ha detto monsignor Melis, deve comunque far riflettere tutta la comunità, perché «si tratta di comportamenti che segnano forme di disagio giovanile e di devianza sociale. Forme provocate dalle cosiddette nuove povertà, dalla sofferenza psichica, da conflittualità familiari, da isolamento e marginalità sociale, e così via. «Molto dannosa è la mancanza di rispetto per le regole e per le persone». La riflessione quindi è d’obbligo, ha detto il vescovo invitando tutti a un esame di coscienza, perché non si può restare indifferenti davanti a quello che ci accade davanti agli occhi. E gli adulti devono riflettere, puntare il dito prima di tutto verso sé stessi e «guardare il mondo dalla parte del cuore dei nostri giovani e dalla finestra della loro mente, donando loro affetto, tempo, ascolto, confronto, pazienza e perseveranza, ironia, fiducia. L’adulto - è stato l’appello - rimanga sempre una guida; che consideri le inevitabili differenze come punti di forza da cui partire per comprendersi e modificare i propri atteggiamenti in un processo di crescita reciproca». «Siamo il sale della terra», recitava il passo del Vangelo di domenica, e da questa consapevolezza, secondo il vescovo, occorre partire per dare il giusto “gusto” alla nostra vita. Il sale e la luce, protagonisti del Discorso della Montagna, devono essere gli ingredienti di base dell’esistenza umana, che deve dare, e non solo avere, sapore e luminosità. Il sale, ha detto monsignor Melis, «sono quelli che credono che il male si vince con il bene, quelli che sanno piangere per il dolore dei loro fratelli e sorelle, quelli che fanno vedere che vi è più gioia nel dare che nel solo ricevere. Sono sale - è stata la conclusione - i discepoli che davanti al disorientamento dei giovani, alla corruzione, alla crisi generale, non perdono tempo a dire di chi è la colpa, ma si rimboccano le maniche, sentono che la questione riguarda anche loro perché riguarda la casa comune e si chiedono come fare la propria parte».

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