Fallimento scongiurato all’ex ospizio dei “Cronici”

Trovato l’accordo: l’ex direttore e un Oss hanno rinunciato alla richiesta Nella casa per anziani fondata da Padre Manzella può ritornare il sereno

SASSARI. Sul futuro della Casa Divina Provvidenza non incombe più lo spettro del fallimento. Ieri, al giudice delegato Giovannella Mossa, la Fondazione onlus e i legali dei lavoratori che avevano presentato istanza hanno annunciato di aver trovato un accordo sui contenziosi e in serata è stata depositata la richiesta di desistenza dal fallimento.

Ci sono voluti giorni di trattative serrate tra le parti per arrivare a un risultato che tutti volevano ma che presupponeva che ognuno rinunciasse a qualcosa.

Per il bene dell’istituzione che il fondatore Padre Manzella non avrebbe certo voluto si dissolvesse dopo centodieci anni di storia; per le cinquanta famiglie che vivono dagli stipendi della “Divina Provvidenza”; e gli oltre novanta ospiti che hanno trovato la loro casa nella struttura di piazza Sant’Agostino e che sarebbe stato difficile collocare altrove.

Non è stato facile arrivare a un accordo ma, messe da parte le ostilità, si è lavorato per mantenere in vita l’ex ospizio dei “Cronici”, e alla fine si è trovata la quadra. Rientrano in servizio il direttore Luigi Piredda e l’operatore socio sanitario da cui era partita l’istanza di fallimento, ai lavoratori i crediti vantati saranno corrisposti a rate, per evitare che il saldo immediato delle pretese possa avere un impatto troppo forte sui bilanci della Fondazione pregiudicandone il prosieguo dell’attività. E anche se occorrerà del tempo perché tutto si aggiusti, in particolare i conti che vedevano un rosso di quasi tre milioni di euro.

Ci sono comunque, ora, certezze tranquillizzanti anche per i fornitori dell’istituto per anziani.

La notizia dell’avvio della procedura di fallimento era deflagrata lo scorso febbraio, in seguito alla prima udienza davanti al giudice delegato. l?ex direttore generale Luigi Piredda e un operatore socio sanitario, creditori di oltre 87mila euro a titolo di risarcimento per essere stati licenziati, si erano rivolti al tribunale. a rivolgersi al tribunale. La Fondazione in quell’occasione aveva chiesto l’ammissione al concordato preventivo in bianco per contrastare un’eventuale dichiarazione di insolvenza.

La richiesta di fallimento è stata il picco di una serie di controversie di lavoro accumulate in anni di crisi della Casa Divina Provvidenza, con i lavoratori che spesso non hanno ricevuto con puntualità gli stipendi.

Il ricorso al tribunale fallimentare ha però innescato un processo che si è risolto con la volontà di trovare soluzioni e sedersi a un tavolo di confronto. Alle trattative hanno lavorato la Csa, con il segretario Giovanni Piras, il presidente Giuseppe Boccia e il consiglio di amministrazione in cui siedono anche un rappresentante del Comune e uno della Curia sassarese. Gli avvocati delle parti (Vittorio Perria e Silvia Mesina per i lavoratori e il sindacato, Stefano Palmas per la Fondazione) hanno guidato i passi verso una soluzione che potesse accontentare tutti e preservare il futuro della casa di riposo.

Ora l’obiettivo da raggiungere è il risanamento finanziario della Casa Divina Provvidenza e chissà che da lassù anche Padre Manzella non dia una mano.

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