Ozieri, 15 piantine estirpate dalla tomba del militare Careddu
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Il cimitero di OzieriUn giovane militare morto in un incidente
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OZIERI. Ennesimo atto di inciviltà nel cimitero di Ozieri, dove tra giovedì sera e ieri mattina è stato compiuto un furto che definire privo di rispetto è poco. Una bellissima aiuola che ogni giorno una donna, la madre di Marco Careddu, un giovane militare morto a causa di un incidente, cura con amore e dedizione è stata rasa al suolo. Quindici piantine posate a disegnare un prato colorato dove sorridere nonostante le lacrime è stato spogliato, derubato, denudato, senza vergogna, senza rispetto né per la bellezza del luogo né tantomeno, e ciò è peggio, per il dolore di una mamma e di una famiglia.
Quindici piantine acquistate dalla mamma ma anche da amici e parenti che in quel modo volevano stare vicini alla tomba del caro defunto, che sono state estirpate da una mano esperta: non strappate, come farebbe un vandalo qualsiasi, ma espiantate con cura, in modo da essere ripiantate altrove. Chissà, forse in un’altra zona dello stesso cimitero, ma magari anche a casa propria, in un balcone, in un giardino, in un prato che magari era già allegro di suo.
Non è la prima volta che questo accade (lo scorso anno vennero rubate delle bellissime dalie) nella piccola aiuola ma non è nemmeno la prima volta che furti del genere si verificano nel cimitero di Ozieri, e non solo.
Mancanze totali di rispetto, atti a dir poco vergognosi che non solo affossano il morale e straziano una madre che ogni giorno (e nei soliti orari, cosa che probabilmente chi ha compiuto il furto ben sa) va a trovare il suo giovane figlio strappatole troppo presto, ma che indignano una comunità che si dice lontana da gesti di questo genere.
Eppure qualcuno è stato, e qualcuno deve vergognarsi davvero per un gesto che va ben al di là del danno economico, che è minimo, ma che tocca nel profondo un lutto impossibile da quantificare, un dolore che quei colorati fiori riuscivano un poco ad alleviare anche solo per qualche attimo. (b.m.)
Quindici piantine acquistate dalla mamma ma anche da amici e parenti che in quel modo volevano stare vicini alla tomba del caro defunto, che sono state estirpate da una mano esperta: non strappate, come farebbe un vandalo qualsiasi, ma espiantate con cura, in modo da essere ripiantate altrove. Chissà, forse in un’altra zona dello stesso cimitero, ma magari anche a casa propria, in un balcone, in un giardino, in un prato che magari era già allegro di suo.
Non è la prima volta che questo accade (lo scorso anno vennero rubate delle bellissime dalie) nella piccola aiuola ma non è nemmeno la prima volta che furti del genere si verificano nel cimitero di Ozieri, e non solo.
Mancanze totali di rispetto, atti a dir poco vergognosi che non solo affossano il morale e straziano una madre che ogni giorno (e nei soliti orari, cosa che probabilmente chi ha compiuto il furto ben sa) va a trovare il suo giovane figlio strappatole troppo presto, ma che indignano una comunità che si dice lontana da gesti di questo genere.
Eppure qualcuno è stato, e qualcuno deve vergognarsi davvero per un gesto che va ben al di là del danno economico, che è minimo, ma che tocca nel profondo un lutto impossibile da quantificare, un dolore che quei colorati fiori riuscivano un poco ad alleviare anche solo per qualche attimo. (b.m.)
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