Calo di import-export il nord Sardegna frena

Segno negativo su tutti i fronti, per le importazioni perdita da 37 milioni di euro Il bilancio elaborato dall’Ufficio studi statistici della Camera di commercio 

SASSARI. Il calo era stato ampiamente previsto, così come il fatto che serviranno anni per sperare di recuperare i livelli del 2019. Ma quando i numeri assumono una portata così rilevante, si realizza anche a vista che non c’è stato solo l’effetto Covid sugli scambi commerciali. La macchina ha progressivamente rallentato la marcia e fatica a riprendere la corsa.

Secondo i dati Istat elaborati dall’Ufficio studi statistici della Camera di commercio di Sassari (che si riferiscono al primo semestre del 2020) nel nord Sardegna si importa e si esporta meno. Per le importazioni - che esprimono un segno negativo - è stata evidenziata una perdita superiore a 37 milioni di euro: si passa da circa 193 milioni incassati nel primo semestre 2019 ai poco più di 155 milioni registrati nello stesso periodo del 2020. Secondo le prime valutazioni degli analisti, oltre 22 milioni di euro di mancati acquisti all’estero sono da imputare al calo delle importazioni di carbone - il 40% in meno rispetto al I° semestre 2019 - utilizzato per la produzione di energia elettrica nel sito industriale di Fiume Santo, dove è operativa la centrale Eph. La restante perdita è da attribuire - secondo lo studio della Camera di commercio - alle industrie manifatturiere, principalmente a quelle legate alla “gioielleria e bigiotteria” (-3,7 milioni di euro), agli “aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi” (-2,1 milioni di euro) e al settore degli “articoli di abbigliamento” (circa 2 milioni di euro in meno).

Rispetto alle importazioni, le esportazioni hanno fatto registrare un calo meno marcato nei valori monetari (-19,3 milioni di euro) ma più deciso in termini percentuali (-22,2%). Le perdite più pesanti si registrano nei prodotti alimentari, in particolare nelle industrie lattiero casearie (-28 per cento) che, nei primi 6 mesi del 2020, incassano solo 19,2 milioni a fronte dei 26,7 fatturati nella stessa frazione di anno del 2019 e nella carne lavorata e conservata (-54,5 per cento), da 2,2 milioni a poco più di un milione di euro.

La maggiore contrazione del valore delle importazioni rispetto a quella delle esportazioni ha contribuito ad alleggerire il saldo negativo della bilancia commerciale, che passa da circa -106 milioni di euro registrati nei primi 6 mesi del 2019 a poco meno di 88 milioni nello stesso periodo del 2020. Con riferimento ai valori assoluti la flessione conferma le difficoltà già segnalate negli ultimi anni dai prodotti chimici di base (-3,4 milioni di euro, oltre venti punti percentuali in meno) e dalle industrie del legno e del sughero, circa un milione di euro in meno rispetto al primo semestre 2019 (-10,8 per cento).

Con la lente di ingrandimento poggiata sulle esportazioni, la domanda da porre è la seguente: cosa è in grado di esprimere il nord Sardegna? Secondo l’Ufficio studi della Camera di commercio, «posto che sia il settore oil (prodotti petroliferi) a pesare per circa il 72 per cento sull’export regionale nella sua totalità, se non si tiene in considerazione questo riferimento, Sassari inteso come territorio vale il 14,1 per cento dell’export regionale dopo Cagliari (62,3) e subito prima del sud Sardegna (13,3). Il settore alimentare ha trainato l’export per 24 milioni di euro, a seguire distanziati, i prodotti chimici con 15 milioni, filiere produttive che peraltro hanno subito un calo del 24 per cento (alimentare) e del 16 per cento (prodotti chimici)».

Le attività manifatturiere rappresentano un ambito di analisi rilevante sia sotto il profilo delle importazioni che su quello delle esportazioni. «Entrambe sono in calo, in maniera più decisa le esportazioni: da 88 milioni del 2018 a 61 milioni del 2020. Sempre sul fronte delle manifatture è calato l’export verso la Spagna (-51 per cento) e la Francia (-43 per cento). Da registrare una perdita sugli Stati Uniti da 26 a 20 milioni di euro. Crescono, invece, le vendite verso la Svizzera, da 2 a 3 milioni di euro.

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