L'assassinio di Zdenka a Sorso: «Le bambine piangevano, una chiamava la mamma»

Al processo a Sassari gli ultimi istanti di vita della donna, uccisa dall’ex a Sorso e abbandonata a Ossi. Una guardia giurata: mentre soccorrevamo la vittima in casa Fadda si è dileguato

SASSARI. Quella notte del 15 febbraio dello scorso anno Francesco Douglas Fadda si dileguò dalla casa di Ossi – dopo aver abbandonato la ex compagna Zdenka Krejcikova in fin di vita – senza che nessuno se ne accorgesse. Prese con sé le due bambine «che urlavano e piangevano sul divano vicino alla mamma» – ha raccontato ieri mattina un testimone in aula – e si allontanò proprio negli stessi istanti in cui la donna veniva caricata in ambulanza. Poco dopo arrivarono i carabinieri.

A ogni udienza emergono nuovi dettagli sull’omicidio della quarantenne di origine ceca accoltellata in un bar di Sorso dal suo ex compagno che oggi sta affrontando un processo per omicidio e tortura (quest’ultimo reato, secondo il sostituto procuratore Paolo Piras, lo avrebbe commesso nei confronti delle figlie della vittima che hanno assistito al delitto) davanti alla corte d’assise presieduta da Massimo Zaniboni (a latere Gian Paolo Piana).

Ieri era il giorno dell’imputato che avrebbe dovuto sottoporsi a esame ma il suo avvocato Lorenzo Galisai ha chiesto e ottenuto un rinvio al 14 giugno esprimendo alla corte la necessità di sentire prima un altro testimone (che non si è presentato ieri). In chiave difensiva, secondo il legale, sarebbe opportuno che il racconto di questa persona avvenga prima di quello del suo assistito.

Era presente invece la guardia giurata che la sera del 15 febbraio era in servizio alla guardia medica di Ossi. E fu il primo, insieme alla dottoressa, a entrare nella casa di Pietro Ippolito, conoscente di Fadda. «Quando Ippolito ci chiamò disse che a casa sua c’era una persona che aveva accoltellato una ragazza. Era confuso, spaventato. Raggiungemmo l’abitazione, che si trova dietro la guardia medica, e vidi che per terra c’era del sangue – ha raccontato il teste – Douglas era a petto nudo, alterato, andava avanti e indietro. La bambina disabile era sul divano e piangeva, la sorella era in piedi, piangeva ugualmente e chiamava la mamma. Quella povera donna aveva una ferita allo sterno, sanguinava e si capiva che stava per morire, faceva un respiro ogni minuto... e ogni volta perdeva sempre più sangue». Sono gli attimi che hanno preceduto la morte di Zdenka, poco prima che arrivasse l’ambulanza del 118. Gli ultimi istanti di vita della quarantenne sono stati raccontati in aula dalla guardia giurata che ha risposto alle domande degli avvocati di parte civile Teresa Pes e Pietro Diaz (che tutelano le bambine e altri familiari della vittima). «Ricordo che dissi a Fadda di sciacquarsi e cambiarsi la camicia. Lui continuava a ripetere che non c’era bisogno che chiamassimo al pronto soccorso, perché non era successo niente, lo ha detto più volte. Subito dopo è arrivato il 118, ero convinto che quell’uomo fosse al piano di sopra. Tanto che quando intervennero anche i carabinieri dissi loro che era su. E invece poi ho scoperto che aveva preso le bambine e se n’era andato, senza che nemmeno me ne accorgessi. Ed è successo proprio mentre aiutavo ad accompagnare quella povera donna dentro l’ambulanza, sulla lettiga».

Fadda, quindi, si allontanò proprio mentre qualcun altro al posto suo si prendeva cura di Zdenka negli ultimi disperati – ma purtroppo inutili – tentativi di strapparla alla morte.

A chiusura dell’udienza sono state acquisite alcune intercettazioni telefoniche relative a conversazioni tra l’imputato e un’altra persona in particolare. Il processo è stato aggiornato a giugno quando, oltre a Francesco Douglas Fadda, saranno sentiti altri due testimoni.

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